Cosa prevede l’accordo tra gli editori italiani e Google per rilanciare i giornali sul web

Tre i punti cardine dell’intesa: valorizzazione dei contenuti online, difesa del copyright e uso delle informazioni sui percorsi degli utenti. Dal colosso di Mountain View un investimento di 12 milioni di euro.
Cosa prevede l’accordo tra gli editori italiani e Google per rilanciare i giornali sul web

Il presidente Emea di Google Carlo d'Asaro Biondo e il presidente della Fieg Maurizio Costa

Dopo anni di tensioni, spesso sfociati in contrasti a livello pubblico e persino in sede giudiziaria, la Federazione italiana degli editori di giornali (Fieg) ha siglato ieri un accordo strategico di collaborazione con Google, volto a promuovere la stampa online. Previsto un investimento di 12 milioni di euro da parte del colosso di Mountain View, anche se si calcola che i vantaggi per gli editori potranno arrivare fino a 40 milioni di euro.

 

Sono tre i capisaldi dell’intesa. Il primo riguarda la valorizzazione dei contenuti editoriali sul web attraverso il potenziamento della loro distribuzione sulla piattaforma Google Play Edicola e Youtube, e l’uso di un meccanismo di revenue sharing, cioè di equa ridistribuzione degli utili derivanti dai ricavi pubblicitari tra gli editori e l’azienda californiana. E’ stato questo, come dichiarato dal presidente della Fieg Maurizio Costa al Sole 24 Ore, il “punto irrinunciabile” della trattativa per gli editori italiani, “vale a dire il riconoscimento del valore dei contenuti”, aspetto che “è stato pienamente recepito nell’accordo”.

 

Alla valorizzazione dei contenuti si accompagnerà un’azione congiunta per la protezione del diritto d’autore online, grazie all’adozione di uno strumento tecnologico che consentirà a Google di rimuovere i risultati di ricerca che violano il copyright in seguito alla segnalazione da parte dei detentori dei diritti. Il terzo punto cruciale dell’accordo consiste in un utilizzo strategico e più avanzato degli strumenti Google Analytics, che forniscono informazioni sul percorso degli utenti che navigano sui loro prodotti digitali.

 

Sotto questo aspetto, tiene però a chiarire Carlo d’Asaro Biondo (presidente di Strategic Relations Emea di Google) dalle pagine del Corriere della Sera, non ci sarà alcun pericolo per la privacy degli utenti: “I dati che studiamo sono analisi statistiche e si riferiscono a numeri di utenti di cui non conosciamo l’identità. Inoltre gli utenti hanno il controllo sulla possibilità di ricevere informazioni legate proprio target”.

 

I soldi messi sul piatto da Google (12 milioni di euro) sono certamente inferiori a quelli messi a disposizione dal gigante del web in Francia (60 milioni), ma per Maurizio Costa questo non significa che l’accordo di ieri sia solo fumo negli occhi, anzi: l’intesa raggiunta in terra francese, ha spiegato sempre al Sole 24 Ore, “era un investimento a termine, limitato a un solo aspetto, quello dell’infrastruttura tecnologica”, e “non mi sembra che in Francia ci sia stata una grande soddisfazione”.

 

Quello siglato ieri, al contrario, “è un accordo radicalmente diverso”, in cui la differenza sostanziale “sta nel fatto che, attraverso una compartecipazione ai ricavi crescenti derivanti dalla valorizzazione dei contenuti mobili e video e dall’utilizzo dei dati dei navigatori nei nostri sistemi editoriali, si genereranno revenue significative, destinate ad aumentare nel tempo, e che proseguiranno anche oltre il terzo anno”.

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