Bolloré dice di non volere gestire Telecom, peccato. Dovrebbe

Dal non avere mai avuto un padrone abile a perseguire strategie nitide derivano alcuni problemi che Telecom si trascina da anni. Il "petit malin" che viene dalla Bretagna pare non avere intenzione di sporcarsi le mani.
Bolloré dice di non volere gestire Telecom, peccato. Dovrebbe

Vincent Bolloré (foto LaPresse)

Vincent Bolloré parlando al Financial Times ha dichiarato di “non gestire Telecom Italia e di non volerlo fare mai”. Sarebbe un peccato. La scommessa principale di Vivendi finora è stata investire 3 miliardi di euro nel gruppo italiano di telecomunicazioni diventando il primo azionista singolo con il 24,7 per cento. Dissimulare e non esporsi è prudente: Bolloré non può dire di esercitare il controllo su una società che matematicamente non possiede perché altrimenti qualcuno potrebbe sollevare la necessità di consolidare Telecom nel gruppo francese o, peggio, di presentare un’Offerta pubblica di acquisto. Vivendi s’è assicurata la facoltà di non essere mera spettatrice delle vicende di Telecom, com’è ovvio, occupando quattro posti in cda (non la maggioranza) e motivando un cambio alla presidenza e alla guida di Telecom, con l’ad Flavio Cattaneo al posto del veterano Marco Patuano, lasciando i vertici in mani “italiane”.

 

Eppure dal fatto di non avere mai avuto un padrone abile a perseguire strategie nitide derivano alcuni problemi che Telecom si trascina da anni, primo fra tutti un debito inscalfibile e poi un perimetro internazionale difficile da ridimensionare. Il patto di sindacato di Telco (Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo) nacque nel 2008, sciolto 5 anni dopo, per essere una diga temporanea nei confronti dell’azionista spagnolo Telefónica e non un investimento industriale. Vivendi, stando alle parole di Bolloré, vuole insomma regnare senza governare, vuole essere un investitore di lungo termine senza offrire (almeno in apparenza) una strategia di lungo periodo, vuole esserci senza sporcarsi le mani. Ha di certo strategie tutte sue che riguardano i contenuti televisivi, il core business – qui rientra l’acquisizione di Mediaset Premium –, e non contemplano un protagonismo accentuato in Telecom; come i raider italiani à la Gardini andavano in Sudamerica per sbrigare i loro affari, così accade ora in Italia con l’industriale bretone. E’ dura però credere che l’idea di Bolloré corrisponda a un dipinto impressionista (“ora vedete una macchia di blu e un trattino di marrone, ma poi vedrete la figura intera”) perchè s’indovina eccome la big picture: formare un colosso sudeuropeo dei contenuti media da veicolare via Telco – Italia, Francia, Spagna (ha l’1 per cento di Telefónica) – concorrente alla sfera anglosassone. E Telecom non è secondaria in questo.

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