La Bce pungola il piano Renzi

Perché Atlante è stato il pompiere dell’incendio bancario italiano. Per ora

La Borsa trema dopo la mancata Ipo di Popolare di Vicenza. “Ma il fondo ha evitato una catastrofe”, dice Daveri.
Perché Atlante è stato il pompiere dell’incendio bancario italiano. Per ora

Alessandro Penati, presidente del Fondo Atlante (foto LaPresse)

Roma. Il fondo italiano salva banche Atlante ha il nome dal titano ellenico che regge il mondo sulle sue spalle. La sua prima fatica è stata evitare che il settore bancario sprofondasse come la civiltà di Atlantide. Atlante è un fondo mobiliare chiuso partecipato da un consorzio di 67 soggetti, tra banche e investitori privati, creato sia per soddisfare gli aumenti di capitale di banche in difficoltà sia per comprare crediti deteriorati con i 4,25 miliardi in dotazione (500 milioni dalla Cassa depositi e prestiti). La sua nascita, l’11 aprile sotto la regia del Tesoro, ha cambiato il sentiment del mercato frenando un calo del 40 per cento delle quotazioni bancarie che proseguiva da novembre. Da lì, si è registrato un recupero del 14 per cento. Lunedì la credibilità dell’industria bancaria ha però subìto un nuovo choc. Banca Popolare di Vicenza ha fallito nel raccogliere ulteriore capitale dagli azionisti e perciò non è stata ammessa alla quotazione da Borsa Italiana. Il settore privato ha disertato la chiamata, rendendo impossibile costruire il flottante minimo a garantire scambi regolari. I titoli bancari risentono tuttora gli strascichi: l’indice Ftse Italia Banche ha perso oltre il 6 per cento in due sedute; Piazza Affari ieri ha perso il 2,4, listino peggiore d’Europa.

 

L’incertezza deriva anche dalla poca chiarezza con cui venerdì scorso il governo Renzi ha esposto un decreto – non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale – teso a ridurre i tempi del recupero dei crediti. Atlante s’è sobbarcato l’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro diventando proprietario del 99,3 per cento delle azioni di Pop. Vicenza con l’ambizione di risanare l’istituto entro 18 mesi: ha così messo in sicurezza la decima banca italiana che altrimenti rischiava di subìre la procedura di risoluzione, chiamata bail-in, che avrebbe comportato perdite in primis per gli obbligazionisti subordinati, compresi alcuni rispamiatori retail, con conseguenze gravi per la stabilità finanziaria italiana; la replica, a breve distanza, della destabilizzante risoluzione di quattro banche regionali salvate dal default a novembre. Atlante ha soprattutto sostituito Unicredit (che partecipa al fondo con 1 miliardo) in qualità di sottoscrittore principale della quota inoptata dell’aumento di Vicenza, evitando un rischio alla banca guidata da Federico Ghizzoni. Il Wall Street Journal vede in Unicredit, inclusa tra le 30 grandi banche mondiali sistemiche, il vero destinatario del soccorso: “Unicredit ha capito di non poter reggere l’impatto della ricapitalizzazione di Vicenza, evidenziando quanto i problemi di un player di dimensioni tutto sommato contenute possono mandare in crisi il sistema”.

 

Per Francesco Daveri, economista all’Università Cattolica, in un contesto regolatorio in cui i salvataggi pubblici sono banditi, Atlante è provvidenziale: “E’ un argine necessario, come gettare acqua sul focolaio di un incendio. Senza un intervento, non saremmo qui a misurare i cali delle quotazioni di Borsa ma a parlare di una catastrofe”. Gli ideatori del fondo, gestito da Quaestio Sgr, elencano nel documento introduttivo al progetto la sequenza di colpi fatali evitati grazie alla presenza del “titano”: fuga di depositi; incremento dei costi di finanziamento derivante dalla prevedibile tensione sugli spread; perdite sulle esposizioni dirette o indirette verso le banche in caso di risoluzione; perdite sul portafoglio investimenti in azioni, obbligazioni bancarie, titoli di stato per investitori come assicurazioni e fondi pensione e quindi a ricasco per famiglie, imprese e individui. “Non ci si può però aspettare – dice Daveri – una soluzione rapida e complessiva alle criticità odierne, vedi l’elevato ammontare di crediti inesigibili di grandi banche come Mps”. Mediobanca Securities dice che il rischio sistemico è evitato ma l’impiego della metà delle risorse per aumenti di capitale (a maggio, Veneto Banca) riduce molto l’impatto sulla pulizia dei crediti deteriorati. La “ridotta” entità attuale della dotazione è una criticità evidenziata ieri in Parlamento anche da Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di Vigilanza della Banca centrale europea.

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