Spoils system, si ricomincia

Perché ora Renzi pensa a un nuovo capo per l’agenzia delle Entrate

Sui 730 precompilati, altri attriti con la Orlandi. Tutti i precedenti, non solo  le accuse al governo soft con l’evasione
Perché ora Renzi pensa a un nuovo capo per l’agenzia delle Entrate

Ministero dell'Economia

Roma. Al ministero dell’Economia finora se ne parla sottovoce, come all’Agenzia delle Entrate: ma l’operazione 730 precompilato, che un anno fa non si era rivelata precisamente un successo e tuttavia c’era la giustificazione della fase sperimentale, anche stavolta rischia il flop. E questo, ma non solo, fa nuovamente traballare la poltrona di Rossella Orlandi, direttrice dell’Agenzia, con Matteo Renzi che avrebbe già in mente un possibile sostituto. Precisamente Ernesto Maria Ruffini, da meno di un anno amministratore delegato di Equitalia su input renziano, 46enne avvocato tributarista nel prestigioso studio romano Fantozzi e Associati, nonché nel 2012 sostenitore dell’allora sindaco di Firenze alle primarie del centrosinistra.

 

La questione del 730 – finora pubblicato sul sito dell’Agenzia per consultazione e che da maggio sarà modificabile, e lì si comincerà a misurare i risultati – è l’ultimo esempio del rapporto tormentato tra la Orlandi e Palazzo Chigi, che pure l’ha nominata a giugno 2014 dopo il lungo regno di Attilio Befera. E’ però un esempio importante visto che la denuncia dei redditi è l’appuntamento clou con le tasse e che il presidente del Consiglio ha fatto un punto d’onore della dichiarazione servita dallo stato come nei paesi evoluti, esempio del fisco amico. L’anno scorso solo il 5 per cento dei contribuenti interessati (dipendenti e pensionati), pari a 655 mila persone, ha potuto utilizzare il modello precompilato; il resto è dovuto ricorrere a un centro fiscale o al commercialista o modificarlo per proprio conto. Ma appunto l’avvio non teneva conto di spese detraibili importanti a cominciare da quelle sanitarie e scolastiche. Che era stato promesso ci sarebbero state quest’anno.

 

Invece, benché il Parlamento abbia aumentato i fondi all’Agenzia di 100 milioni l’anno, mancano in larga misura per ritardi burocratici e telematici; soprattutto per i figli, in quanto il sistema non sarebbe in grado di riconoscere se dipendono fiscalmente dai genitori. Anche i dati su case e mutui sono incompleti, il che è ancora più bizzarro essendo da anni nelle banche dati del catasto e del fisco. Le criticità individuate da esperti e contribuenti-fai-da-te sono anche altre, le circolari “esplicative” dell’ultima pure, e dunque è già prevista una prima proroga per la dichiarazione, a fine luglio. Mentre aumentano le parcelle di Caf e commercialisti. Tuttavia non c’è solo questo.

 

A marzo, illustrando i dati (brillanti) di recupero dell’evasione, la Orlandi ha minacciato: “Quanti non collaboreranno agli inviti di compliance conosceranno il lato oscuro dell’accertamento. Passeremo ad altri metodi”. Si riferiva a un’altra operazione, lo spesometro, ma lo stile Star Wars è apparso inappropriato. Così come ad autunno la lunga querelle con il governo per non aver reintegrato subito i dirigenti assunti dall’agenzia senza concorso, dichiarati decaduti dalla Consulta. “Andiamo avanti per spirito di dedizione”, si era lamentata a un convegno, presente il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, “se si vuol colpire la lotta all’evasione lo si dica”.

 

Il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti ne aveva chiesto le dimissioni, ma Pier Carlo Padoan alla fine l’aveva coperta. Non è però finita lì, perché la Orlandi, dopo aver contrastato l’innalzamento a 3 mila euro del tetto ai contanti, a gennaio ha inviato una lettera personale di plauso a Sergio Mattarella: “Trovo straordinario che il presidente della Repubblica abbia posto il tema dell’evasione tra i primi punti del discorso di fine anno, spazzando via un’ambiguità che ritrovo spessissimo in qualsiasi tipo di giustificazione della politica e delle istituzioni in diretto contrasto ai principi costituzionali”. A Palazzo Chigi è stata forte l’irritazione. E forse il ricambio si avvicina davvero, una volta tirate le somme dell’operazione 730.

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