Valide ragioni per astenersi dal referendum sulle “trivelle”

Consigli per spiegare al vicino di casa perché astenersi domenica 17 aprile, al referendum delle fantomatiche “trivelle”. Primo argomento: se vogliamo un ambiente più pulito, occorrono sia le fonti rinnovabili sia il gas naturale.
Valide ragioni per astenersi dal referendum sulle “trivelle”

Consigli per spiegare al vicino di casa perché astenersi domenica 17 aprile, al referendum delle fantomatiche “trivelle”. Primo argomento: se vogliamo un ambiente più pulito, occorrono sia le fonti rinnovabili sia il gas naturale. Le piattaforme nel mare italiano entro le 12 miglia estraggono in larghissima misura gas (circa 85 per cento) e solo in minima parte petrolio. Il gas dei nostri fornelli e delle caldaie ci aiuta a consumare meno petrolio e meno carbone, le automobili ibride del futuro avranno bisogno di più gas e meno petrolio, quindi nell’orizzonte energetico italiano il gas serve eccome! Ma davvero vogliamo credere che un paese manifatturiero avanzato possa magicamente andare a pale eoliche e pannelli solari?

 

Seconda questione: i No Triv sono no-a-tutto. Oggi hanno le trivelle come spauracchio, ieri i termovalorizzatori, gli impianti di biometano, i rigassificatori, le pale eoliche e tutto ciò a cui si può dire di No, per partito preso. Terzo tema: se riduciamo e poi blocchiamo la produzione italiana di gas naturale, avremo come effetto una maggiore dipendenza energetica del nostro paese dall’estero. E con quel che accade nel nord Africa e negli altri paesi arabi, solo un paese folle si costringerebbe a comprare ancora più gas e petrolio da posti così. Quarto argomento: il lavoro. Vogliamo capirlo che a furia di dire no a qualsiasi cosa, finiamo per espellere dall’Italia tutti i giovani più promettenti? Dicono i No Triv: ci sarà lavoro dallo smantellamento delle piattaforme! Peccato che un geologo non diventi uno “smantellatore” di piattaforme, ma emigri. E arrivederci cervelli.

 

Quinto e ultimo argomento per l’interlocutore che ancora tentenna: ma tu, una trivella, l’hai mai vista? Alla sua risposta negativa, confessate che nemmeno voi l’avete mai vista e che forse convocare un referendum su un tema così tecnico e fare ammuina con dati catastrofici e slogan su mare, friselle e cozze non è cosa seria. Ma se voi che leggete il Foglio e noi che ci scriviamo non abbiamo ancora capito un tubo, come possiamo avere fiducia nel giudizio di 51 milioni di elettori italiani? Serve altro per fare diventare fieramente sì triv e astensionista il vostro vicino? 

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