Ciechi alla meta

Il mercato è penalizzato dalle contraddizioni sulle regole bancarie. Si sta palesando una contraddizione tra il nuovo paradigma europeo per il soccorso degli istituti in crisi e le contestuali modalità di intervento della Vigilanza bancaria della Banca centrale europea per raddrizzare le situazioni critiche.
Ciechi alla meta

Matteo Renzi con (sullo sfondo) Mario Draghi (foto LaPresse)

Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il 2016 è l’anno in cui “la questione bancaria deve essere sistemata definitivamente”, tanto che il governo ieri ha posto la fiducia alla Camera in sede di conversione in legge della riforma delle Banche di credito cooperativo (Bcc) e del meccanismo di garanzia pubblica per le cartolarizzazioni dei crediti in sofferenza. Dal punto di vista della stragrande maggioranza degli operatori del mercato, il 2016 sembra anche l’anno in cui è preferibile osservare le banche italiane a distanza di sicurezza. Si sta palesando una contraddizione tra il nuovo paradigma europeo per il soccorso degli istituti in crisi – dai bail-out in capo allo stato, al bail-in in capo ai privati – e le contestuali modalità di intervento della Vigilanza bancaria della Banca centrale europea per raddrizzare le situazioni critiche.

 

Da un lato, il meccanismo del bail-in, in vigore da gennaio, comporta che investitori e correntisti siano molto responsabilizzati nelle decisioni di allocazione dei capitali, in quanto rischiano di incorrere in perdite se la “loro” banca risulta fragile al punto da richiedere l’attivazione del meccanismo di bail-in per non fallire. Dall’altro, il Consiglio unico di sorveglianza bancaria, organo della Bce ma distinto e sovrano rispetto a Mario Draghi, presieduto da Danièle Nouy, ex Banque de France, assegna ad alcune banche italiane operazioni di ristrutturazione attraverso missive riservate inviate al consiglio di amministrazione che ha l’obbligo di non rivelarne i contenuti; lo stesso vale per i colloqui prodromici alle raccomandazioni. Carige ha conservato nei cassetti la “draft decision” della Bce, con richiesta di presentare un piano di liquidità e un piano industriale, per 14 giorni dalla data di ricezione. La fusione bancaria più grande da quando Bce supervisiona le banche europee, quella tra Banco popolare e Bpm, terza banca in potenza, ha di recente subìto uno stop temporaneo per soddisfare le richieste di Francoforte. Ieri la Bce avrebbe dato il via libera, almeno stando ai rumor. Le scosse indotte dalle Autorità nel settore bancario italiano possono durare a lungo, mentre le contraddizioni regolatorie lasciano il mercato al buio. Non è rassicurante.

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