L'ottimismo di Confcommercio sulla crescita non placa i dubbi della platea di Cernobbio

Un’Italia in cui la crescita è ancora "senza slancio", ferma com’è – nonostante le iniziative del governo – allo 0,8 per cento del 2015, e in cui la differenza tra nord e sud continua ad approfondirsi.
L'ottimismo di Confcommercio sulla crescita non placa i dubbi della platea di Cernobbio

Carlo Sangalli e Maria Elena Boschi ieri a Cernobbio (LaPresse)

Cernobbio (Como). Un’Italia in cui la crescita è ancora "senza slancio", ferma com’è – nonostante le iniziative del governo – allo 0,8 per cento del 2015, e in cui la differenza tra nord e sud continua ad approfondirsi. E' questo il quadro tracciato dall’annuale rapporto sulle economie territoriali che Confcommercio ha presentato in una due giorni a Cernobbio, venerdì 18 e sabato 19 marzo. L’associazione dei commercianti si spinge a prevedere per il 2016 un aumento del prodotto interno lordo dell’1,6 per cento, doppio rispetto all’anno scorso, ma il presidente Carlo Sangalli ha avvertito che, affinchè la previsione diventi concreta, non può bastare il “cortisone” della politica espansiva della Bce guidata da Mario Draghi. Occorre invece da un lato ridurre le tasse e "scongiurare che scattino le clausole di salvaguardia", dall’altro "risolvere i problemi strutturali dell’Italia, che si acuiscono a causa dei divari regionali del nostro paese: ci sono aree che non crescono perché scontano da troppi anni la mancanza di legalità e di infrastrutture, e l’eccesso di burocrazia e carico fiscale".

 

È il Mezzogiorno, in base ai dati che ritornano nelle parole pronunciate dai vari ospiti sbarcati sul lago di Como, il grande nodo da risolvere per l’Italia. Troppa burocrazia che scoraggia gli investimenti; carenza di legalità (nel sud sono maggiori i reati contro le imprese, mentre al contrario nel nord – più ricco – sono più alti quelli predatori); continuo calo della popolazione, specialmente quella più scolarizzata e qualificata, che sceglie di traferirsi altrove e spesso all’estero; cronica mancanza di servizi e infrastrutture. E la “grande bellezza” non può bastare se è vero, come ha ricordato anche Dario Franceschini, ministro della Cultura, che oltre il sessanta per cento dei turisti non scende al di sotto di Roma.

 

Al di là degli argomenti di stretta attualità interna e internazionale, su cui (non tutti) gli ospiti e i ministri si sono espressi nei consueti a margine, il convegno è stato quindi una buona occasione per esercizi retorici su come rilanciare il paese e il meridione. Con idee diverse e in alcuni casi già sentite: potenziare le infrastrutture, fare sistema, valorizzare la cultura – anche spedendola all’estero, come nel caso dei quadri di Caravaggio attualmente in tournée in Giappone. E così dopo il fondatore di Eataly Oscar Farinetti che (ri)propone di fare del sud un paradiso fiscale – e annuncia en passant la nascita a Bologna di un parco tematico da 100mila metri quadrati dedicato alla terra e al cibo – e la segretaria della Cgil Susanna Camusso che chiede una politica industriale organica per il settore turistico, a concludere il convegno è arrivata infine la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi. Austero tailleur grigio e discorso veloce e di routine, per esaltare il cambiamento ("una sfida da accettare") e la coesione sociale ("vi chiediamo una mano per crescere e costruire un paese diverso"), rivendicando i meriti del governo e ribadendo la promessa di arrivare nei prossimi due anni ad abbassare le tasse. La platea applaude, Boschi saluta e non concede una parola in più. Appuntamento al prossimo Forum.

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