Le estrazioni petrolifere ammazzano il benessere e il turismo, dicono i "No Triv". Sarà vero?

Ecco perché, numeri alla mano, le tesi del comitato "No Triv" sostenitore, insieme a dieci regioni, del referendum per bloccare l'estrazione a mare di idrocarburi in Italia sono fuorvianti e non sostenute dai fatti.
Le estrazioni petrolifere ammazzano il benessere e il turismo, dicono i "No Triv". Sarà vero?

Roma. Il 17 aprile si svolgerà in Italia un referendum con cui dieci regioni promotrici vorrebbero bloccare la produzione di idrocarburi a livello nazionale affossando un'industria che beneficia di investimenti nazionali ed esteri e interessa migliaia di persone. In caso di successo farebbero un danno considerevole all'economia.

 

Staffettaquotidiana.it, storica testata di settore, fondata nel 1933, spiega nell'articolo "Un referendum contro l'Italia in un clima di 'distrazione di massa'" di Salvatore Carollo qual è la posta in gioco:

 

"Se dovesse vincere il SI, tutti questi campi dovrebbero interrompere l'attività alla scadenza prevista della concessione, lasciando nel sottosuolo tutti gli idrocarburi non ancora estratti. Sia chiaro, sono giacimenti che, da anni se non decenni, producono gas naturale ed una quantità marginale di petrolio, nel pieno rispetto dell'ambiente e delle condizioni di sicurezza, contribuendo in modo rilevante alla copertura del fabbisogno energetico nazionale. Per continuare a produrre non occorre nessuna attività di “trivellazione” aggiuntiva.

 

1. Sono giacimenti già esistenti e che producono già idrocarburi, per i quali non occorre alcuna attività di trivellazione.

2. La maggior parte di loro producono gas naturale, una energia pulita e che sarà sempre più indispensabile per la transizione verso energie alternative e per il rispetto dei vincoli di COP21.

3. Sono un modello nel mondo per gli standard di rispetto ambientale. Intorno a questi impianti di produzione (piattaforme) si sono formati spontaneamente dei parchi marini, che contribuiscono alla ripopolazione della fauna marina e di alcune specie in estinzione.

4. Sono impianti industriali di altissima tecnologia, progettata e realizzata da imprese italiane, con livelli di sicurezza elevatissimi che non hanno paragone in nessun'altra attività lavorativa.

5. Hanno consentito la nascita di aziende italiane, che, intorno a questa attività nel territorio nazionale, sono diventate e continuano ad essere leader mondiali di questo settore, grazie allo sviluppo continuo di nuovi standard tecnologici, ambientali e di sicurezza.

6. Hanno garantito un alto valore economico della produzione degli idrocarburi, una importante attività delle imprese collegate in Italia ed all'estero, posti di lavoro altamente qualificati, il cui traino verso il settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico è immenso."

 

Ma sono fondate le critiche dei referendari e del comitato promotore "No Triv" in merito alla "aggressione delle multinazionali petrolifere" al "bene comune" e al "benessere dei cittadini"? Vediamo.

 

Ricchezza nazionale...


"E' bene ricordare che in Italia c’è poco petrolio e quello che si estrae è di scarsa qualità…"

(Rapporto WWF sulle estrazioni petrolifere in Italia)

 

L'Italia non è povera di idrocarburi e produce quasi la stessa quantità della Germania in termini di barili equivalenti petrolio al giorno pur essendo una nazione  ricca in fatto di riserve non sfruttate. L'Italia è il quarto paese europeo in termini di riserve di idrocarburi, alle spalle per riserve rimanenti dopo Norvegia e Regno Unito.

 


 


 

…e personale

 

"La transizione alle rinnovabili pulite non può essere una delega in bianco alla miglior convenienza delle lobbies energetiche. E’ anzitutto controllo consapevole esercitato dal basso in condizioni di condivisione e di formazione/autoformazione costante; è espropriazione del monopolio alienato della scienza e pratica della soddisfazione a misura di bisogni collettivi individuati"

(Coordinamento nazionale No Triv)

 

Ma quali sono i bisogni collettivi? Benessere? Di che tipo? Guardiamo agli indici di sviluppo economico. Confrontiamo la Basilicata, la regione più ricca di riserve petrolifere su terra del continente europeo, con le regioni vicine.

 



 

Le "trivelle" allontanano il turista?
 
"I pescatori, i lavoratori del settore turistico/alberghiero, oggi non si chiedono SE appoggiare questo referendum, ma COME continuare ad accumulare forza sociale e politica per voltare pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fossili"

(Coordinamento nazionale No Triv)

 

La Basilicata, regione più ricca di riserve petrolifere su terra d'Europa, in Val D'Agri, sta aumentando gli arrivi turistici più che nel resto del mezzogiorno per cui non è secondaria l'attività estrattiva che porta nella regione sia il flusso di visitatori sia il flusso di addetti verso le strutture ricettive alberghiere.

 



 

L'Emilia Romagna è la regione che davanti alle sue coste ha più piattaforme estrattive – non promuove il referendum, ma lo subisce – e insieme continua la sua attività turistica.

 




Abbiamo cercato dati di diversa tendenza da parte del comitato No Triv che avrebbe maggiore interesse a pubblicare fatti a conforto dei sostenitori del "sì" al referendum ma non è attrezzato (per ora) a sostenere le opinioni dei promotori con una banca dati solida: la pagina "Materiali" del sito web del comitato è in allestimento a 48 giorni dal voto. Eppure l'intenzione sarebbe di "portare al voto 26 milioni di italiane/i (tanti ne occorrono per il quorum!)", magari informati.

 

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