Verso la presidenza di Confindustria

Perché Vacchi emerge come il candidato delle associazioni più rappresentative a meno di un mese al voto del Consiglio generale.
Verso la presidenza di Confindustria

Alberto Vacchi (foto LaPresse)

Roma. Nelle più importanti associazioni territoriali di Confindustria sta emergendo consenso attorno ad Alberto Vacchi come successore di Giorgio Squinzi alla presidenza della confederazione che riunisce 150 mila imprese. A meno di un mese al voto del Consiglio generale, il “Parlamento” degli industriali, previsto il 17 marzo, le associazioni con i “pacchetti” più cospicui di voti hanno comunicato di votare o di sostenere Vacchi, 52 anni, bolognese, erede e capo del gruppo Ima, azienda della meccatronica di rango mondiale per progettazione e produzione di macchine per il confezionamento. Gli altri candidati sono Marco Bonometti, Aurelio Regina e Vincenzo Boccia. Le consultazioni della Commissione di designazione dei cosiddetti “saggi” (Guzzini, Marsiaj e Moschini) sono in corso in queste settimane ma già si conoscono le posizioni delle associazioni più rappresentative e di alcuni imprenditori di rilievo.

 

Per vincere serve il consenso del 51 per cento dei 192 elettori presenti al Consiglio generale che si riunirà il 31 marzo, voto che l’Assemblea dovrà ratificare a maggio. Per vincere servono i “pacchetti” di voti di Assolombarda (19 voti) del nord-est (35) e degli emiliani. La Assolombarda di Milano, Monza e Brianza, guidata da Gianfelice Rocca, appoggia ufficialmente Vacchi, la cui candidatura è stata sondata durante un incontro nella sede di Unicredit con una ventina di industriali, in particolare del nord, organizzato da Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente Confindustria ed e vicepresidente di Unicredit, a fine 2015. Gli industriali dell’Emilia Romagna hanno accordato sostegno a Vacchi, ex presidente di Unindustria Bologna e artefice della fusione con le locali di Modena e Ferrara, e stanno convergendo per arrivare all’unanimità di tutte le associazioni della regione. Gli industriali del nord-est di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige ospiteranno il confronto tra i quattro candidati il 29 febbraio prossimo. Grandi imprenditori delle associazioni territoriali che insieme riuniscono il maggiore numero di elettori assicurano al Foglio di volere appoggiare “l’eccezionale imprenditore manifatturiero” senza riserve. Una presidenza Vacchi vede concordi anche personalità notabili di Confindustria. Alberto Bombassei, capo di Brembo e sfidante di Giorgio Squinzi alla precedente contesa elettorale nel 2012 nonché influente industriale di Bergamo, considerato vicino alla Fiat di cui è fornitore, ha detto al Corriere della Sera che “stimo tutti coloro che hanno offerto disponibilità […] ma sono la visione di Vacchi, la sua idea di Confindustria e il suo programma di radicale rinnovamento che condivido appieno”. Sergio Dompé, capo dell’omonimo gruppo farmaceutico e rappresentante di Farmindustria al Consiglio generale, oltre che membro di Assolombarda, si è detto in sintonia con Gianfelice Rocca, lasciando intendere di parteggiare per Vacchi.

 

[**Video_box_2**]La candidatura di Vacchi aveva dapprima motivato sconcerto in alcuni industriali lombardi in quanto Vacchi non sarebbe il candiato geografico naturale essendo bolognese; è stato anche impropriamente definito alleato del sindacato Fiom, molto presente nell’Emilia-Romagna a vocazione meccanica, e sospetto di amicizie a sinistra avendo ricevuto l’augurio di Romano Prodi, ex premier bolognese pure lui. Lunedì a una cena tra industriali lombardi al Boeucc, prestigioso ristorante di Milano, Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia, ha accertato che la regione non ha un candidato di bandiera. Tuttavia Bergamo, Varese, Como e forse Lecco sono inclini a convergere su Vacchi. Brescia propende o per Marco Bonometti, bresciano capo di Officine meccaniche rezzatesi, o per Vincenzo Boccia, ad della Arti Grafiche Boccia Spa di Salerno (Campania). Boccia ha lo sponsor di Emma Marcegaglia, ex presidente Confindustria e ora presidente dell’Eni, e l’appoggio di Confindustria Puglia, Calabria e della Piccola Industria di cui è stato presidente. In una corsa alla presidenza segnata dalla censura e da regole stringenti sulla comunicazione all’esterno imposte dai provibiri e dai tre “saggi” poco si sa dei programmi dei candidati, cui è stato vietato di rilasciare interviste. Vacchi, prima della censoria decisione, aveva parlato a Torino in occasione del primo confronto tra candidati venerdì scorso ammiccando alla Federmeccanica, federazione delle aziende della meccanica, settore dal quale dovrebbe provenire il successore di Squinzi secondo l’identikit dello stesso presidente uscente. “Quando si parla di falchi e di colombe, di amici e di nemici del sindacato si parla di roba vecchia, che non interessa le nuove generazioni, che stanno cercando un nuovo pragmatismo per uscire dalla crisi”, ha detto Vacchi secondo quanto riportato dal sito piemontese lospiffero.com, sposando la linea dei metalmeccanici che intendono legare il salario alla produttività. Un tabù da superare se Confindustria intende agganciare la modernità.

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