Cosa c’è dietro l’intesa sul Poseidon, gasdotto russo-italiano

La firma del memorandum di intesa tra Gazprom, Edison della francese Edf e la compagnia elettrica greca Depa, per lo sviluppo di piani congiunti sul gasdotto Poseidon-Itgi, è il segnale dell’interesse strategico di Mosca per l’Italia.
Cosa c’è dietro l’intesa sul Poseidon, gasdotto russo-italiano

Roma. La Russia è ancora interessata all’apertura di un corridoio del gas per il sud dell’Europa, dopo l’abbandono del progetto South Stream. Nonostante il baccano fatto sul North Stream, che va dalla Russia alla Germania, la firma del memorandum di intesa tra Gazprom, Edison della francese Edf e la compagnia elettrica greca Depa, per lo sviluppo di piani congiunti sul gasdotto Poseidon-Itgi, è il segnale dell’interesse strategico di Mosca per l’Italia. Poseidon-Itgi, secondo i piani, parte dalla Russia e, passando sotto il Mar Nero, attraversa la Grecia per poi approdare in Italia. “Lo sviluppo di capacità di trasporto intra-europeo è un elemento importante per garantire forniture affidabili di gas, compreso il gas russo, ai consumatori di tutta Europa”, ha detto il capo della compagnia russa, Alexey Miller.

 

L’accordo è una minaccia diretta al Tap, il tubo alternativo sviluppato da Snam, la belga Fluxys, Bp e Enagas, che parte dall’Azerbaigian e arriva in Puglia passando per Turchia e Grecia. I tentativi di alleanza tra il Tap e il Poseidon non sono mai decollati e ora con l’ingresso di Gazprom potrebbe far approdare il gas russo in Italia.

 

Resta difficile però capire le strategie del governo italiano, Roma ha dapprima spinto per lo sviluppo del Tap e ora, la presenza del ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, alla sigla del nuovo accordo sul Poseidon a trazione russa potrebbe suscitare qualche prurito, soprattutto di Washington. Viene da chiedersi se l’Italia stia cercando di far rientrare dalla finestra – seppur su presupposti differenti – un nuovo progetto di gasdotto russo, in sostanza simile al South Stream che il premier Matteo Renzi aveva definito non più strategico. La mossa è anche un colpo per Snam che, in quanto azionista del Tap, subirebbe la pressione diretta di altri carrier rivali del gas.

 

Se è vero che il caos libico, legato all’avanzata dell’Isis verso gli avamposti petroliferi e del gas, potrebbe amputare un pezzo di capacità di approvvigionamento del nostro paese, la domanda di gas italiana è ancora relativamente gestibile con gli attuali volumi di flussi (basti pensare che il gasdotto Transmed con l’Algeria è al momento sottoutilizzato).

 

E’ lecito domandarsi se sia effettivamente necessario impegnare risorse su altre connessioni aggiuntive come quella del Poseidon. E’ altrettanto cruciale capire se – in un momento in cui imprese strategiche come l’Eni stanno investendo tempo e miliardi sullo sviluppo di mega-giacimenti come quello egiziano di Zhor, il più grande del mondo finora scoperto – la creazione di un hub del gas nel Mediterraneo orientale (forzatamente alternativo al baricentro di scambi con la Russia) sia effettivamente ai primi posti della politica energetica italiana.

 

La chiave di volta del nuovo attivismo di Gazprom in Europa meridionale è l’alleanza energetica siglata con la Bulgaria. Il commissario all’Energia, Maros Sefcovic, la sta spingendo (anche per gli interessi diretti del suo paese, la Slovacchia) e il definitivo congelamento dei rapporti con la Turchia, con la quale in passato la Russia avrebbe dovuto sviluppare il Turkstream, ha ulteriormente rafforzato le sinergie tra Sofia e Mosca per la conquista del mercato europeo.

 

[**Video_box_2**]A Varna, sulla costa meridionale bulgara, si progetta la costituzione di un nuovo hub del gas alternativo a quello tedesco. L’architettura del pacchetto sulla sicurezza energetica che la Commissione sta scrivendo potrebbe rivelarsi un boomerang per i piani tedeschi di raddoppio del North Stream. L’introduzione dell’obbligo di notifica dei contratti (su volumi di gas scambiato, punti di fornitura e clausole di sospensione) su progetti di durata superiore all’anno e che riguardino quote di mercato con una soglia di allerta delle forniture del 40 per cento almeno: soglia considerata rilevante in termini di sicurezza energetica che potrebbe impattare sul raddoppio del North Stream, in quel caso la quota di mercato salirebbe al 60 per cento.

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