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La cena-conclave degli industriali lombardi per dirigere una caotica corsa al vertice, vietata ai media
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Roma. I maggiorenti delle industrie lombarde, dieci associazioni locali, si sono dati appuntamento ieri sera al Boeucc, ristorante in un palazzo centenario vicino al Teatro alla Scala, per trovare una quadra sul candidato alla presidenza di Confindustria da lanciare in orbita ora che le quattro autocandidature sono state convalidate.

 

Assolombarda di Milano, Monza e Brianza, potente associazione che però non rappresenta la totalità delle imprese di Lombardia, ha ribadito ieri sostegno unanime ad Alberto Vacchi, 52 anni, della multinazionale del packaging Ima, settore meccatronica, sede in Emilia Romagna. Ma la decisione, presa in seguito a una riunione indetta da Luca di Montezemolo, ex presidente di Confindustria ex manager Ferrari, tra una ventina di industriali nella sede di Unicredit a fine 2015, ha spiazzato alcuni lombardi, il cui esponente geografico sarebbe Marco Bonometti, 61 anni, bresciano, erede e capo delle Officine Meccaniche Rezzatesi.

 

Chi conquista almeno il 51 per cento dei 192 voti vince, servono i 19 voti di Assolombarda, i 35 del nord-est e quelli degli emiliani (inclini a sostenere  Vacchi). Gianfelice Rocca, 67 anni, plenipotenziario di Assolombarda ed eterno outsider, è spesso indicato come unica figura capace di mettere d’accordo tutti in caso di impasse elettorale. Una fonte apicale di Assolombarda conferma però che la famiglia Rocca non vuole che si candidi per evitare l’effetto “macchina del fango” dalla stampa verso le società di famiglia (Techint, Tenaris, Humanitas), come da decenni accade ai candidati presidente. L’attenzione verso i media sta prendendo il sopravvento sulla discussione programmatica. La commissione di designazione dei candidati, composta dai “saggi” Moschini, Guzzini e Marsiaj che valuteranno il consenso attorno alle candidature, ha raccomandato agli associati e ai candidati rigide regole di “riservatezza” durante la fase di consultazione prodromica all’elezione del successore di Giorgio Squinzi prevista a maggio per preservare “l’immagine esterna” di Confindustria, ha rivelato ilfoglio.it venerdì scorso.

 

Una circolare comanda di “non trasferire all’esterno” le proprie opzioni e rispettare le “caratteristiche di riservatezza” indicate dallo statuto oltre a vietare ai media l’ingresso agli eventi di presentazione dei candidati “destinati solo al mondo associativo”. Le prescrizioni hanno avuto vita effimera. Sono presto trapelate indicazioni sui programmi e le prime prese di posizione dal primo confronto tra candidati, tenutosi venerdì mattina a Torino nella sede di Confindustria Piemonte. In sala un centinaio di imprenditori piemontesi, liguri e valdostani, e la guest star from Detroit Sergio Marchionne, ad di Fiat-Chrysler, a fare sciamare i giornalisti. Marchionne, venerato dalla padrona di casa Licia Mattioli, non vuole tornare in Confindustria ma fa sentire il suo peso anche se non vota. In un dibattito Bonometti, fornitore anche di Ferrari e Fiat, e Aurelio Regina, 52 anni, presidente e socio della Manifatture Sigaro Toscano, hanno parlato delle regole di comunicazione. Regina ha detto di essere stato “censurato” dai saggi per un’intervista al Foglio.

 

[**Video_box_2**]E così, vista “qualche oggettiva e grave diversione rispetto alle linee d’azione”, la commissione di saggi ha quindi avvertito tutti i candidati che diffondere i programmi e fare interviste sarà motivo di “automatica esclusione dalla partecipazione” al rinnovo della presidenza, rivelava sabato l’Ansa. L’ordine è “silenzio totale” perché – questo il pensiero ai piani alti di Viale dell’Astronomia – è un errore pensare che vota chi legge i giornali, chi vota sa già. Vincenzo Boccia, 52 anni, presidente degli industriali di Salerno, sede della Arti Grafiche Boccia Spa, azienda tipografica di cui è amministratore delegato, è stato l’unico a osservare la regola del silenzio anche all’happening torinese. Così attento alla riservatezza che il Sole 24 Ore, edito da Confindustria, nel reportage da Torino lo menziona solo in quanto “candidato” evidenziando le parole dei tre rivali in un’infografica. Svista o ordine editoriale? Chissà. Boccia, già presidente della Piccola industria ed ex vicepresidente dell’associazione, è ritenuto gradito a una parte della macchina confindustriale. Emma Marcegaglia, ex presidente di Confindustria e ora presidente dell’Eni, spende energie per lui.

 

Le restrizioni sulla comunicazione sono lontane dal modificare i metodi di battaglia mediatica che da decenni logorano alcuni candidati presidente e ne lucidano altri. La stretta sulla comunicazione all’esterno offusca le promesse di trasparenza, sa un po’ di consorteria, priva il dibattito pubblico di indizi su come gli industriali intendono arginare la crisi del settore manifatturiero. Diceva Luigi Einaudi: il rischio è che interessi vetusti soffochino gli interessi che devono maturare.

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