La corsa utile a Confindustria

Il programma per i candidati post Squinzi c’è già: Marchionne
La corsa utile a Confindustria

Sergio Marchionne (foto LaPresse)

Per il tredicesimo mese consecutivo a gennaio le vendite in Europa di Fiat Chrysler sono aumentate ben oltre il trend del mercato, il 14,5 per cento contro il 6,3 medio, per 72.600 veicoli venduti. In testa alle classifiche le Panda e le 500 prodotte a Pomigliano, le Jeep e le 500 X di Melfi, anche le Alfa Romeo di Cassino dove ieri mattina Sergio Marchionne ha annunciato l’avvio con due settimane di anticipo (il 14 marzo) della produzione della Giulia. Intanto l’Istat comunica un incremento nel 2015 del 3,7 per cento delle esportazioni con un saldo attivo di 45,2 miliardi, al quale Fca non è certo esente visto che l’auto e la farmaceutica sono i due settori che quasi da soli determinano la finora modesta ripresa del pil. A chiudere il cerchio negli stabilimenti Fca si distribuisce il premio di risultato dell’anno scorso, in media 990 euro a dipendente con punte di 1.914 a Pomigliano.

 

E’ perfino logoro ripetersi, ma Marchionne fa sistema da solo, mentre intorno con poche eccezioni gli indici segnalano una produttività in coda rispetto a Germania, Francia, Stati Uniti e Spagna, e nuovamente in calo. Mancano certo all’appello gli investimenti pubblici, l’amministrazione dello stato e gli enti locali, e in molte aziende controllate dal Tesoro il fatturato da commesse, concessioni e sussidi vari non va d’accordo con gli utili (esempio a caso, Fincantieri); però in attesa di Godot non si scorgono neppure dal fronte privato clamorosi segnali di rottura come fu anni fa proprio quello del capo di Fca. In questi giorni entra nel vivo la campagna per il nuovo presidente di Confindustria, preceduta da squilli di riforma dei contratti, da un meccanismo di elezione dal basso, dalla richiesta di avere alla guida un industriale manifatturiero; e ora il tutto si snoda in parallelo al rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Eppure le quattro rispettabili candidature – Alberto Vacchi, numero uno degli industriali bolognesi, Vincenzo Boccia, ex presidente della Piccola Industria, Aurelio Regina, già presidente di Unindustria e Confindustria Lazio, e Marco Bonometti, presidente degli industriali di Brescia – sembrano ripercorrere copioni passati, tra chi occhieggia alla Fiom landiniana e chi al sindacato “moderato”, chi cerca voti tra i lombardi, chi tra i veneti, chi tra i piccoli. Ma un cambio netto di stagione e abitudini, un nuovo colpo di frusta alla Marchionne – il cui cavallo continua a correre – ancora non si sente.

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