Nel governo Renzi e nel Pd cresce l'allarme per una Schengen ristretta che lasci fuori l'Italia

Le autorità italiane sono in allarme per il timore che gli stati nordeuropei vogliano restingere l’area di Schengen tagliando fuori l’Italia che diventerebbe un gigantesco campo profughi. Gentiloni, Pittella e Gozi evocano la disintegrazione europea.
Nel governo Renzi e nel Pd cresce l'allarme per una Schengen ristretta che lasci fuori l'Italia

Roma. Le autorità italiane sono in allarme per il timore che gli stati nordeuropei vogliano restingere l’area di Schengen tagliando fuori l’Italia che diventerebbe un gigantesco campo profughi al centro del mediterraneo.

 

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, non vorrebbe consentire ad alcuni paesi di mettere in discussione un principio fondantivo della comunità europea e ha ribadito la posizione italiana ieri dopo l’incontro con i ministri degli Esteri di Francia, Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo. Motivo della riunione: discutere della sospensione temporanea del trattato di Schengen, uno dei più importanti trattati della comunità europea in vigore dal 1995 che ha garantito la libera circolazione delle persone e delle merci all’interno dello spazio comunitario. "Le decisioni di singoli paesi non possono mettere in discussione le conquiste degli ultimi decenni", ha detto Gentiloni.

 

Gli austriaci vogliono sospendere Schengen per la Grecia, ma dovrebbe esserci un accordo per rafforzare le frontiere con la Macedonia. La Germania ha appoggiato l’Austria. Danimarca e Svezia hanno sospeso temporaneamente il trattato. Il rischio è che si produca una sospensione temporanea per un tempo indefinito aumentando la pressione migratoria sui paesi sud-europei, in particolare Grecia e Italia, già incapaci di gestire l’afflusso di migliaia di profughi e immigrati economici. “Promuovere politiche sulle migrazioni sarà uno dei banchi di prova del progetto europeo", ha  aggiunto Gentiloni, parlando del formato a 6 paesi come di un ambito di discussione “propulsivo”, “informale”, “non esclusivo”. Un modo per evitare che la volontà dei singoli stati prevalga sugli altri interessati dalla crisi migratoria nordafricana e del vicino oriente.

 

[**Video_box_2**]Il presidente del gruppo socialisti e democratici al Parlamento europeo, Gianni Pittella, per allontanare soluzioni emergenziali e emotive ha ridimensionato il discorso mediatico secondo cui l’Europa sarebbe invasa da un’ondata migratoria. “Ponti non muri. Garantire l'accesso alla protezione in Europa”, ha detto. In Libano, ha poi aggiunto, ci sono un milione e mezzo di rifugiati su una popolazione di 4 milioni di persone e la Turchia ospita 3 milioni di rifugiati, mentre l'Europa accoglie 1 milione di migranti su oltre 500 milioni di cittadini. “Di quale invasione stiamo parlando?”, ha detto Pittella.

 

Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli Affari europei, ha avvertito che una limitazione imposta da alcuni paesi alla libera circolazione degli immigrati porterebbe alla disintegrazione europea. “L’evocazione dell’istituzione di una mini Schengen mi sembra molto preoccupante e questo sarebbe un cambiamento dello status quo, questa volta devastante”, ha sottolineato Gozi descrivendo questo scenario come “un fallimento dell’Ue, con la rinuncia ai principi fondamentali”.

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