Euroriforme, prima della tempesta

Unione bancaria e Finanze europee sono buone idee. Renzi insista
Euroriforme, prima della tempesta

Il forte vento recessivo che si sta nuovamente alzando mette in evidenza la fragilità della costruzione europea, che era basata su una stravagante aspettativa di crescita costante. Ha resistito a fatica alla prima ondata recessiva, che ha però scompaginato un sistema costruito solo su regole aritmetiche; è difficile pensare che, senza una profonda riforma, possa resistere a una seconda ondata. Matteo Renzi fa bene a sottolineare questo pericolo, di fronte al quale l’eurocrazia pare paralizzata e capace solo di reazioni automatiche e inefficaci. La dimensione del problema però è ben superiore agli “zerovirgola” che animano la discussione sulla flessibilità. Non è questo il terreno sul quale dare battaglia, anche perché se si dovesse creare una nuova situazione di crisi dei mercati, come indicano gli andamenti borsistici dall’inizio dell’anno, le dimensioni degli scostamenti dai “parametri” saranno ben diverse da quelle previste. L’Italia dovrebbe partecipare alla pressione per riforme strutturali più profonde, a cominciare dall’unione bancaria indicata come imprescindibile dalla Bce. Non è un’idea che nasce dalle difficoltà di un paese o dell’altro, ma un cordone di sicurezza che potrebbe opporsi efficacemente a manovre speculative nei confronti di qualsiasi paese dell’Unione. E’ all’interno dell’unione bancaria e della conseguente garanzia collettiva dei depositi che si possono trovare gli accorgimenti per evitare gli effetti terroristici della normativa sui salvataggi interni. Anche l’idea lanciata dai governatori delle banche centrali tedesca e francese può diventare un terreno di discussione serio.

 

Per creare un ministero delle Finanze europeo ci vuole un tesoro europeo, cioè qualche forma di emissione di titoli garantiti in modo solidale che gradualmente sostituiscano quelli emessi dai singoli paesi. E’ vero che è possibile un’altra lettura di quella proposta, cioè l’imposizione di una specie di nuovi controlli stringenti sui bilanci nazionali senza che in cambio ci sia una garanzia solidale del finanziamento necessario alla crescita. Però il terreno è quello giusto per far uscire l’Unione dalla paralisi in cui si sta avvitando. Quello che non si può fare è lasciar estendere questa specie di attendismo inerte, nella speranza che passi la nottata. Da questo punto di vista vale più la tempestività che la perfezione dei provvedimenti, e diventa sempre meno accettabile il rinvio di misure come la riforma bancaria interna, che peraltro servirebbe a dare maggior forza a una rivendicazione di unione bancaria continentale. Renzi ha il merito di aver individuato la gravità del problema, ora deve appoggiarsi a tutti gli alleati possibili. A patto che condividano questa premessa di base.

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