Sul tempismo della Banca d’Italia

Rivedere il bail-in”: magari non rende giustizia a Ignazio Visco la sintesi mediatica del suo intervento al Forex. Il governatore della Banca d’Italia ha infatti ricordato che la direttiva europea che fa ricadere l’onere dei salvataggi bancari su azionisti e obbligazionisti, contiene la possibilità di revisione entro il giugno 2018.
Sul tempismo della Banca d’Italia

Ignazio Visco (foto LaPresse)

Rivedere il bail-in”: magari non rende giustizia a Ignazio Visco la sintesi mediatica del suo intervento al Forex. Il governatore della Banca d’Italia ha infatti ricordato che la direttiva europea che fa ricadere l’onere dei salvataggi bancari su azionisti e obbligazionisti, anziché sugli stati e i contribuenti, contiene la possibilità di revisione entro il giugno 2018, “ed è auspicabile che sia sfruttata”. Resta l’impressione che Visco avalli una linea scettica, se non contraria, su quanto deciso nel 2014 dai capi di governo e dal Parlamento europeo, ratificato dalle Camere italiane nell’estate 2015 e approvato a novembre dal consiglio dei ministri. Visco non chiede moratorie però dà seguito a una sorta di offensiva anticipata dal vicedirettore generale Fabio Panetta che parla di “effetto dirompente”, mentre è ancora vivo lo scambio di accuse tra Banca d’Italia, Commissione Ue e autorità comunitarie dopo il commissariamento di Etruria e dintorni. Il Forex, appuntamento degli operatori finanziari, è per il governatore il secondo impegno pubblico per importanza. Il primo è la Relazione annuale. Nelle Considerazioni finali del 26 maggio – come ricordato ieri anche da Alessandro Barbera sulla Stampa – non c’è traccia di allarmi o ripensamenti. Anzi. Visco definiva il bail-in “un approccio del tutto nuovo con l’obiettivo di evitare comportamenti opportunistici generati dal sussidio implicito dello stato, e di accrescere la disciplina di mercato”.

 

E invitava Camere e governo a fare in fretta: “E’ urgente provvedere per evitare di essere messi in mora dalle istituzioni europee”. Oggi sottoporre a tagliando la direttiva è sensato; ma per non alimentare illusioni è meglio pensare a miglioramenti, non a passi indietro, soprattutto sul principio che le crisi non le pagano i contribuenti. Diversamente si amplia il contenzioso Italia-Europa, si mette in ulteriore imbarazzo il governo e si avvalora l’idea di un paese inadempiente e a rischio: “Il suo sistema bancario è un esempio della pericolosità italiana”, scrive il columnist Wolfgang Münchau sul Financial Times. Non è la Bibbia, però Banca d’Italia è nel board della Banca centrale europea, e se scende in trincea può indebolire Mario Draghi e perdere potere contrattuale su ciò che realmente manca all’Unione bancaria, la garanzia unica europea sui depositi. L’altro potere che dovrebbe tornare a esercitare è la moral suasion: cioè la capacità di indurre banchieri e azionisti a gestire meglio gli istituti e rafforzarne il capitale. A differenza di ciò che pensa Münchau, l’Italia non rischia un credit crunch ma un equity crunch. Via Nazionale agisca per convincere a investire nelle banche e accelerare le fusioni; e per essere, più in generale, meno bancocentrici, sul credito privato come pure sul debito pubblico; tutto ciò vale più di un bail-in.

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