Come uscire dalla crisi petrolifera grazie a medio oriente e nord Africa

Il Medio Oriente e il Nord Africa, che attualmente detengono il 36 per cento della produzione globale di liquido, hanno il potenziale per essere più centrali nello scenario energetico, anche espandendo la loro quota di mercato, indipendentemente dalle tensioni geopolitiche e dagli attuali disordini politici.
Come uscire dalla crisi petrolifera grazie a medio oriente e nord Africa

L’ad di Eni, Claudio Descalzi

L’ad di Eni, Claudio Descalzi, ieri mattina ha partecipato come relatore, insieme al Segretario Generale dell’OPEC, HE Abdalla Salem El-Badri, alla sessione di apertura della Conferenza "Middle East and North Africa Energy" 2016, che si svolge alla Chatham House di Londra. Pubblichiamo di seguito il suo discorso.

 

Signore e signori buongiorno. E’un onore e un privilegio  essere qui oggi a parlare del ruolo cruciale che il Medio oriente e il Nord Africa hanno in questo momento di grandi trasformazioni per il mercato energetico.

 

Considerando la situazione attuale, notiamo come i prezzi del petrolio siano fortemente dominati da una visione precaria a breve termine e siano influenzati dai mercati finanziari, mentre i principi a lungo termine dovrebbero condurci ad un range di prezzi più realistici per petrolio e gas.

 

L’assenza di un regolatore – ruolo tenuto in passato dall’OPEC – che un tempo bilanciava i prezzi del petrolio e dava un prospettiva a lungo termine, ha condotto ad un mercato che viene ceduto a posizioni a breve termine, che accentuano l’impatto dello squilibrio fisico esistente.

 

Un esempio chiaro di questa visione a breve termine è dato dalla forte correlazione tra i dati pubblici sui titoli USA e il trend del prezzo del petrolio, sebbene oggi questi costituiscano solo circa 5 giorni della domanda globale.

 

Queste dinamiche hanno anche contribuito al fatto che il prezzo del petrolio sia sceso del 70% e che i prezzi del gas, che in molti casi sono ancora legati al petrolio, abbiano seguito un trend simile.

 

Negli ultimi due anni, i prezzi del gas sono diminuiti negli USA e in Europa  del 50%, e in Asia del 70% raggiungendo i livelli più bassi registrati dalla fine degli anni novanta.

 

I principi fondamentali del mercato non sono allineati con questo livello di prezzi per il petrolio: la capacità di riserva mondiale è al suo valore più basso da decenni (attorno al 2%). Gli Upstream Capex sono ridotti a livelli pericolosi; nel 2015 (-20% e le prospettive per il 2016% sono di -15%). In effetti, nel 2016 ci si aspetta che gli upstream capex siano intorno a 450 miliardi di dollari mentre la International Energy Agency stima $600 miliardi solo a compensazione della diminuzione che è intorno al 5% all’anno.

 

Gli IOC stanno rimandando o annullando progetti più complessi con costi di pareggio più alti e riducendo gli investimenti per migliorare il recupero dell’olio. La crescita della domanda nel 2015 è al suo livello più alto dal 2010, 1,8 milioni di barili al giorno contro aspettative di 1,2 milioni b/g. La produzione di tight oil negli USA sta diminuendo (450k b/g dal marzo 2015) e il Department of Energy  degli Stati Uniti prevede un’ ulteriore riduzione di 100k b/g ogni mese a partire da gennaio 2016. Rischi geopolitici si stanno diffondendo in diverse aree di produzione. L’offerta continua a superare la domanda di 1,5 milioni b/g, soprattutto grazie agli aumenti di produzione dell’Arabia Saudita e dell’Iraq, mentre la produzione non-OPEC è scesa di 600k b/g dal 15 Novembre al 15 Dicembre.

 

Se persiste questa situazione, il settore energia ne sarà pesantemente danneggiato e potremmo finire nella difficile situazione in cui il mondo non produce abbastanza energia. Non possiamo controllare né limitare la reattività a breve termine, ma possiamo lavorare su una delle principali storture del mercato energetico odierno: la mancanza di allineamento tra i prezzi oil & gas e la struttura dei costi. Si tratta davvero di una delle principali questioni da affrontare per far ripartire gli investimenti e garantire una fornitura energetica globale diversificata. Mentre i prezzi sono scesi di circa il 70%, i costi sono calati solo del 15-20% e possiamo ritenere che siano ancora basati sui livelli di prezzo di circa $80 al barile. Solo chi riuscirà ad allineare velocemente le proprie strutture di costi ai prezzi sarà in grado di mantenere un ragionevole livello di investimenti e, di conseguenza, la quota di mercato. Altrimenti, la diversificazione della fornitura globale sarà ridotta, perché solo poche nazioni con livelli di breakeven basse continueranno a produrre e sviluppare risorse, e queste nazioni sono perlopiù concentrate nel Medio Oriente e nel Nord Africa. In questo contesto, dove una transizione graduale sarà necessaria per allineare costi e prezzi, Il Medio Oriente e il Nord Africa, che attualmente detengono il 36% della produzione globale di liquido, hanno il potenziale per essere più centrali nello scenario energetico, anche espandendo la loro quota di mercato, indipendentemente dalle tensioni geopolitiche e dagli attuali disordini politici.

 

In effetti essi possono fare leva su: costi di produzione competitivi, grazie all’abbondanza di risorse convenzionali onshore con livelli di breakeven basse bassi costi di esercizio, nella media di $1 al barile, mentre in altre aree si arriva fino a $10-15 al barile
una grande quantità di riserve oil & gas, che costituiscono il 50% delle riserve petrolifere mondiali e il 40% delle riserve di gas al mondo riserve monetarie capaci di sostenere la produzione e gli investimenti durante questo periodo in cui vediamo uno scenario depresso e i ricavi sono bassi, e quasi tutta la capacità mondiale di riserva, che permette loro di giocare il ruolo dei produttori swing.

 

[**Video_box_2**]Difatti, l’Arabia Saudita e l’Iraq sono stati i maggiori contributori dell’aumentata offerta, circa 900kbb/g tra l’una e l’altro, in questo contesto di prezzi. Tutti questi elementi mettono in evidenza la forte posizione strategica del Medio Oriente e del Nord Africa nello scenario dell’energia.

 

Passando dal mercato del petrolio a quello del gas, il Medio Oriente ha un enorme potenziale da sviluppare e in particolare mi riferisco alle ulteriori risorse di gas nell’East Med gas hub.

 

Il giacimento giant egiziano di gas di Zohr, infatti,  è solo l’ultima di una serie di scoperte che hanno portato all’identificazione di volumi significativi di gas nell’area offshore del mediterraneo orientale nel corso degli ultimi anni.

 

Oltre alla riserve già scoperte, ci si aspetta che le acque profonde del delta del Nilo e il Bacino di Levante abbiano ancora un grande potenziale che si può aggiungere alla grandi risorse ancora da sfruttare in Libia.

 

Inoltre, queste risorse possono contare su infrastrutture già presenti in Egitto, sia per la produzione, come flowlines e impianti di lavorazione, che per l’esportazione, come terminali di liquefazione e condotti, per una capacità complessiva di esportazione di 35 miliardi di metri cubi.

 

Se questi paesi saranno in grado di definire strategie comuni e di condividere le infrastrutture esistenti, riusciranno ad abbassare i livelli di investimento necessari, a ridurre i costi e a velocizzare lo sfruttamento delle risorse disponibili, crescendo più velocemente.

 

Questo condurrà alla creazione di un nuovo gas hub, che potrebbe dare un forte impulso allo sviluppo e contribuire alla stabilità dell’intera regione.

 

In conclusione, i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa stanno affrontando uno scenario difficile, dovuto alle tensioni geopolitiche, ma hanno anche tutte le condizioni più favorevoli per ribaltare la situazione nel medio/lungo termine, sfruttando l’enorme quantità di riserve O&G con livelli di breakeven e costi operativi bassi. Bisogna ammettere che, diversamente da altre nazioni, i prezzi bassi dell’energia possono dar a questi paesi un vantaggio competitivo, in quanto saranno gli unici agenti a produrre e investire, ad aumentare la loro quota di mercato, a ridurre la diversificazione delle fonti energetiche e, di conseguenza, a diventare anche più cruciali e critici nello scenario energetico futuro.

 

Grazie per la vostra attenzione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi