Porti, finalmente la riforma dei vent'anni sta per approdare

Dopo vent'anni di tentativi la riforma dei porti e delle autorità portuali comincia ad assumere sostanza per contenere una guerra campanilstica che ha generato un gap annuale di competitività logistica da 12 miliardi di euro.

Porti, finalmente la riforma dei vent'anni sta per approdare

Roma. Ci sono voluti oltre vent'anni. Ci avevano provato vari ministri, da Altero Matteoli a Corrado Passera fino a Maurizio Lupi che ne ha impostato la cornice. Alla fine la riforma tanto attesa del sistema portuale è arrivata per mano di Graziano Delrio. Così i nostri 54 porti gestiti in precedenza da 23 autorità, spesso in conflitto tra loro, si sono ridotti a 15 con accorpamenti che secondo la tradizione dei campanili fanno già suscitare polemiche come il porto di Savona che non vuole stare sotto la giurisdizione di Genova, piuttosto quello di Salerno in eterna rivalità con Napoli. E non si sa poi che fine faranno i progetti presentati dalle "vecchie" autorità portuali grazie allo "Sblocca Italia" per la realizzazione di infrastrutture del valore di 14 miliardi di euro. Dovranno ricominciare la trafila?

 

Ma tant'è. Per far ripartire gli investimenti, migliorare il coordinamento e sburocratizzare bisognava non guardare in faccia a nessuno anche perché mentre il mondo nel frattempo ha visto raddoppiare il canale di Suez, il porto del Pireo diventare la base logistica della Cina nel mediterraneo e Rotterdam in Olanda essersi trasformato nel primo hub europeo, i porti italiani hanno arrancato con poche e rare eccezioni. Civitavecchia per il trasporto crocieristico, Trieste e Genova come scali mercantili, Gioia Tauro per la movimentazione nave-nave di container. Ma a pesare sono state di più le inefficienze che un report di Cassa Depositi e Prestiti ha stimato "in un gap annuale di competitività logistica di 12 miliardi di euro", con le stesse aziende italiane che finiscono per scegliere i porti esteri per la movimentazione dei loro carichi. Una riforma agognata, quindi, che entrerà in vigore tra 100 giorni, dopo i pareri delle commissioni di Camera e Senato.

 

Se, nel frattempo, il ministero riuscirà a concordare con i presidenti delle regioni i nomi dei futuri presidenti delle Autorità, in teoria la rivoluzione potrebbe partire in tempi davvero brevi. Per questo c'è grande attesa tra gli operatori. "Un passo avanti importante", spiega Nereo Marcucci, presidente di Confetra, la confederazione che riunisce gli operatori dei trasporti e della logistica, che apprezza l'operato del governo visto "in situazioni di crisi come a Taranto e Gioia Tauro e per il riequilibrio tra le diverse modalità di trasporto con gli investimenti in infrastrutture ferroviarie e norme di sostegno come il Marebonus ed il Ferrobonus".

 

Gli fa eco il presidente di Assoporti, Pasqualino Monti che mette l'accento "sulla semplificazione burocratica che arriverà grazie alla nascita dello sportello unico doganale e quello amministrativo" che potrebbero dimezzare i tempi per lo sdoganamento delle merci che oggi sono di circa 6 giorni mentre la media in Europa è di 3. E, da qui, la richiesta al governo: dopo i porti bisogna negoziare con l'Europa la possibilità di creare delle zone franche, con una fiscalità di vantaggio per far crescere ancora di più i volumi dei nostri scali che "rappresentano il 3 per cento del pil, 44 miliardi di euro, migliaia di posti di lavoro".

 

[**Video_box_2**]Richiesta agli atti ma che non avrà vita facile visto che la Commissione europea  ha appena chiesto all'Olanda di abolire le esenzioni di cui godono i suoi sei porti e al Belgio e alla Francia di allineare il regime fiscale dei loro scali alle norme sugli aiuti di stato. "Se i gestori dei porti realizzano profitti dalle loro attività economiche, devono essere tassati con il regime fiscale normale ed evitare distorsioni della concorrenza" ha fatto sapere la Commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager.

 

Un discorso che sembra interessare poco al sistema crocieristico italiano. Unico settore in questi anni di crisi nera ad essere cresciuto in modo esponenziale, se nel 1995 la crociera era praticamente roba per pochi, con appena un milione di passeggeri in transito, in sbarco o in imbarco nel nostro paese, oggi si è arrivati alla cifra  record di 11 milioni di passeggeri l'anno, con Italia leader in Europa.

 

Per questo spiega al Foglio Pierfrancesco Vago, Chairman di Clia Europe, il riordino del sistema portuale è una boccata d'ossigeno, che renderà "più competitivi i nostri porti. Sarà finalmente presente un buon perno centrale di coordinamento a livello ministeriale, che rimedia alla autoreferenzialità che caratterizza l’attuale sistema. Resta il nodo della rappresentanza nei nuovi comitati di gestione, che ci auguriamo tenga conto anche delle esigenze della crocieristica. Tuttavia l’urgenza del nostro settore in Italia rimane quella di superare lo stallo regolatorio che sta colpendo Venezia e, di conseguenza, tutto l’Adriatico: le istituzioni devono al più presto trovare una soluzione per Venezia”.

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