Sui fannulloni, avanti tutta

La Cgil onora una tradizione immobilista, Brunetta si contraddice
Sui fannulloni, avanti tutta

Susanna Camusso (foto LaPresse)

Nel “Favoloso mondo di Amélie”, a far felice Audrey Tautou è una scatola piena di ricordi. Nel “Favoloso mondo di Suzanne”, intesa come Camusso, è il funzionamento dell’impiego pubblico. E’ così bello che non c’è nessun bisogno, per la segretaria della Cgil, di norme per licenziare fannulloni e truffatori “perché le leggi ci sono già”. Per lei dunque la Pubblica amministrazione funziona già favolosamente, e la riforma che il governo dovrebbe (finalmente) approvare, e il licenziamento di impiegati nullafacenti e dei loro superiori, è “propaganda”.

 

Per Susanna-Amélie vale una sorta di realtà capovolta: se le regole ci sono già, “il governo dovrebbe spiegare perché non funzionano”. Proviamo a spiegarglielo noi: gli impiegati dipendono da capiufficio che chiudono occhi e orecchie perché è dalle loro performance (eufemismo) che dipendono i bonus auto attribuiti per tutti. La cogestione fancazzismo-omertà, eccola la vera regola, tanto a pagare sono i cittadini-contribuenti. E se Camusso intende che basta responsabilizzare i capi, le ricordiamo che quando si è tentato di dare ai prèsidi maggiori poteri sugli insegnanti il sindacato ha tuonato contro gli “sceriffi”. Ahinoi, anche Renato Brunetta, l’autore delle prime norme anti fannulloni, sembra schierato con la Cgil. Le sue intenzioni erano ottime, da tutti riconosciute, ma sono state aggirate. Brunetta è un precursore: perché rimetterci la reputazione?

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