Se qualcuno addirittura rimpiange i Riva

Aspettando i “salvatori” dell’Ilva c’è chi ricorda i “cattivi padroni”. Intanto il governo italiano attende di conoscere oggi il parere della Commissione europea circa le operazioni di finanziamento pubblico di cui ha beneficiato il Gruppo Ilva durante la gestione statale.
Se qualcuno addirittura rimpiange i Riva
Mentre il governo italiano attende di conoscere oggi il parere della Commissione europea circa le operazioni di finanziamento pubblico di cui ha beneficiato il Gruppo Ilva durante la gestione statale, non sembra – almeno dalle indiscrezioni pubblicate sulla stampa – che Bruxelles abbia volontà di opporsi ai nuovi piani del governo che ha intenzione di vendere (o affittare) il gruppo siderurgico a chi manifesterà interesse entro il 10 febbraio. Intanto in fabbrica il direttore generale Massimo Rosini, scelto da Andrea Guerra, ha lasciato l’incarico, sostituito da un manager siderurgico, l’ingegner Marco Pucci. Le condizioni sono mutate, dice una nota. Il governo vuole nuovamente tentare di vendere il siderurgico tarantino incapace così com’è di competere sul mercato. Nell’attesa di capire se esiste una cordata italiana, quali sembianze avrà e quale sarebbe il piano industriale, qualcuno si è chiesto se sia possibile vendere senza interpellare i proprietari delle azioni del Gruppo Ilva, ovvero la famiglia Riva e Amenduni. Se lo stato cede a terzi la proprietà di chicchessia senza contropartita e nemmeno assenso è molto probabile che il proprietario si opponga legalmente alla palese lesione del diritto di proprietà. Lo riconoscono anche gli operai degli stabilimenti liguri in agitazione da mesi: “Ancora non ci è stato spiegato come il governo, che non è proprietario dell’Ilva, possa venderla estromettendo i Riva che nonostante il commissariamento restano i proprietari delle azioni”. A lanciare una provocazione ancora più puntuta è stato Gianfilippo Cuneo, consulente aziendale già veterano di McKinsey, ipotizzando sul Corriere della Sera di restituire l’azienda alla famiglia – ammesso che la voglia ancora – perché senza “un padrone non si possono fare investimenti logici né trattative di vendita serie”. Anche sulla stampa locale rispunta il nome dei cattivissimi padroni e addirittura la Gazzetta di Taranto in un recente articolo “Futuro dell’Ilva dubbi e domande” arriva a porre ad alcuni notabili cittadini la definitiva domanda tabù: “Era meglio quando la fabbrica era gestita dai Riva o ora che la gestisce il governo?”. Che ce lo si chieda, da quelle parti, è notevole.

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