La cura delle liberalizzazioni

L’appello di Pessina è un consiglio a Renzi per trovare investitori
La cura delle liberalizzazioni

Stefano Pessina

Liberalizzate le farmacie, gli investimenti arriveranno”. Più che un consiglio al governo è un appello quello lanciato da Stefano Pessina durante un evento a San Francisco dell’Istituto per il commercio estero. Pessina – terzo uomo più ricco d’Italia benché non molto noto nel nostro paese – è il ceo di Walgreens Boots Alliance, società numero uno mondiale nella distribuzione di farmaci. Certamente una voce interessata, ma non per questo stonata: con la compagna Ornella Barra (conosciuta quando era una giovane farmacista di Chiavari), Pessina, partito da una ditta di famiglia a Napoli, ha creato un gruppo internazionale che fattura 36 miliardi di dollari, ne vale 3 e mezzo, e ha 3.300 punti vendita in 25 paesi. Da anni Pessina chiede ai governi italiani di liberalizzare un settore tanto ricco quanto protetto e frammentato. “In Francia ci sono quattro società distributrici, in Gran Bretagna tre, in Italia cento”. Anche con il decreto sblocca-Italia la liberalizzazione – che prevedeva la vendita nei drugstore di medicinali da banco, l’ingresso nelle farmacie di società di capitali e la cancellazione del tetto di proprietà di quattro punti vendita – ha trovato la strada sbarrata dalla lobby di settore, che ha agitato come sempre lo spettro della perdita di posti di lavoro. Ora è un disegno di legge che naviga tra commissioni parlamentari.

 

Un anno fa Pessina si era scontrato con i laburisti inglesi per aver definito l’allora leader Ed Miliband “una catastrofe”. Poi ha stravinto David Cameron, il Labour è passato con Jeremy Corbyn dalla padella alla brace e la Gran Bretagna resta il paese europeo più aperto alle liberalizzazioni, Uber compresa. Una classifica tra i quindici stati del nucleo storico della Unione europea, stilata dall’Istituto Bruno Leoni, vede al contrario l’Italia terzultima prima di Lussemburgo e Grecia; con un’apertura accettabile solo per telefonia ed elettricità, e in coda per carburanti, poste, ferrovie. Le farmacie, come i tassisti, non sono censite; parlano però le promesse finora disattese anche dal governo Renzi. Sarà poi un caso se dei cinque paesi più liberalizzati, quattro (Gran Bretagna, Olanda, Svezia e Germania) hanno le migliori performance di occupazione, e il quinto, la Spagna, si sta riprendendo più velocemente? Domanda retorica, ovvio che sì. Liberalizzare può portare investimenti, Pessina docet.

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