Rottamagiovani

Più di tre anni fa la cancelliera tedesca Angela Merkel usò tre numeretti per descrivere la posizione dell’Europa nell’economia mondiale e le difficoltà che deve affrontare: il Vecchio continente ha il 7 per cento della popolazione mondiale, produce il 25 per cento del pil totale e consuma il 50 per cento delle spese per welfare globali.
Rottamagiovani

Milano. Più di tre anni fa la cancelliera tedesca Angela Merkel usò tre numeretti per descrivere la posizione dell’Europa nell’economia mondiale e le difficoltà che deve affrontare: il Vecchio continente ha il 7 per cento della popolazione mondiale, produce il 25 per cento del pil totale e consuma il 50 per cento delle spese per welfare globali. La pesantezza espressa in queste cifre può spiegare in parte il rallentamento dell’economia europea in generale, ma non dice abbastanza su un continente a cui la definizione di “vecchio” è azzeccata non solo per storia e demografia, ma anche per quanto riguarda i beneficiari delle politiche pubbliche. Il think tank brussellese Bruegel ha pubblicato uno studio di tre economisti, Hüttl, Wilson e Wolff, intitolato “Il crescente divario intergenerazionale in Europa”, che mostra come il peso della crisi economica sia stato scaricato sui giovani. Già la Banca d’Italia nell’indagine sui “Bilanci delle famiglie italiane” aveva mostrato come abbia operato questa tendenza in Italia negli ultimi 20 anni: per gli over 64 il reddito e la ricchezza medi sono aumentati del 15 e del 60 per cento, mentre per gli under 34 sono scesi del 10 e del 60 per cento.

 

Ma la dinamica di apertura della forbice intergenerazionale così evidente nel nostro paese, come mostrano i dati raccolti dai tre economisti, riguarda tutto il continente: “Durante la crisi economica e finanziaria, il divario tra giovani e anziani nell’Unione europea è aumentato in termini di benessere economico e allocazione di risorse da parte dei governi. Mentre i tassi di disoccupazione e povertà giovanile sono aumentati, la spesa pubblica si è spostata da istruzione, famiglie e bambini verso i pensionati”. I dati sono impressionanti. La disoccupazione giovanile è aumentata di 8 punti percentuali, 3 in più rispetto ai lavoratori più anziani, e il tasso di povertà è aumentato tra i giovani mentre è sceso per i pensionati. Tre sono i fattori strutturali attraverso cui il sistema europeo ha spinto la divaricazione tra le generazioni: lavoro, spesa pubblica e pensioni. Nei periodi di recessione i giovani perdono il lavoro molto più facilmente, in parte perché hanno meno esperienza, ma soprattutto perché hanno contratti temporanei e rappresentano quindi i costi più facili da tagliare. In questo senso il dualismo del mercato del lavoro che tutela fortemente gli insider e lascia senza garanzie gli outsider, non fa altro che scaricare i costi della contrazione occupazionale sugli ultimi arrivati. Il secondo punto riguarda la composizione della spesa pubblica.

 

[**Video_box_2**]Durante una normale crisi finanziaria gli stati possono intervenire per estendere le garanzie di welfare ai giovani, ma non lo hanno potuto fare durante una crisi dei debiti sovrani in cui la preoccupazione principale è mettere a posto i bilanci. Il problema è che il consolidamento fiscale è avvenuto spostando le risorse dai giovani agli anziani: i dati sulla composizione della spesa pubblica dicono che dal 2008 al 2013 c’è stata una riduzione delle risorse per salute (meno 0,2 per cento), istruzione (meno 0,4) e famiglie (meno 0,2) mentre sono aumentate quelle per gli anziani (più 2,1), “i pensionati sono stati i principali beneficiari degli aggiustamenti fiscali, per loro la spesa è aumentata in tutti i paesi europei”. C’è poi da aggiungere che durante la crisi molti paesi hanno riformato il sistema pensionistico per garantirne la sostenibilità, ma il peso delle riforme non è stato suddiviso in parti uguali: in tutti i paesi sono stati avvantaggiati gli attuali pensionati a scapito di quelli futuri. C’è solo un’eccezione, l’Italia, che grazie alla riforma Fornero ha migliorato le prospettive pensionistiche dei giovani. E non è un caso che sia la riforma più contestata degli ultimi anni. La vecchia Europa dovrà affrontare il futuro con una pesante eredità, un ambiente sempre più ostile per i giovani.   

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