Perché una moratoria italiana sul bail-in sarebbe inutile, oltre che dannosa

Adeguarsi per le banche vorrebbe dire che i rendimenti nominali delle nuove obbligazioni emesse in questi 18 mesi aumenterebbero gradualmente, via via che cresce la parte che scade dopo la metà del 2017.
Perché una moratoria italiana sul bail-in sarebbe inutile, oltre che dannosa

Non solo inutile, anche dannosa sarebbe per l’Italia una moratoria di 12-18 mesi per l’entrata in vigore della Brrd, Direttiva bancaria di recovery e resolution: è invece quella che ripetutamente chiedono Luigi Guiso e Luigi Zingales sul Sole 24 Ore, come ricordato anche su queste colonne. La Brrd prevede che in caso di bail-in venga annullato il valore delle obbligazioni ordinarie (per le azioni e le obbligazioni subordinate è già previsto fin dal 2013) e, se necessario, quota parte dei conti correnti superiori ai 100 mila euro; a questo rischio potenziale corrisponde un maggior tasso di interesse per la raccolta; e siccome le nostre banche hanno emesso molte più obbligazioni di quelle degli altri paesi europei, scrivono i due economisti, deve essere riconosciuto più tempo alle banche che le hanno emesse e alle famiglie che le hanno comperate.

 

Vediamo perché è inutile. Adeguarsi per le banche vorrebbe dire che i rendimenti nominali delle nuove obbligazioni emesse in questi 18 mesi (non dello stock di obbligazioni già emesse) aumenterebbero gradualmente, via via che cresce la parte che scade dopo la metà del 2017. Ma non è che nella moratoria il rischio di fallimento non esista. In tal caso il debito obbligazionario non sarebbe coinvolto, e l’intervento dello stato – come si è visto – sarebbe precluso: chi garantirebbe? Probabilmente il sistema bancario nel suo complesso: quindi il costo del rischio per l’intero sistema bancario italiano non diminuisce con la moratoria, si è solo aggiunta una clausola implicita di mutualità. Ed è aumentata l’opacità.

 

Adeguarsi per le banche vuol dire ridurre i costi e aumentare i ricavi per compensare il maggior costo della raccolta. Ma la decisione di dar vita all’Unione bancaria è del 2012, hanno avuto quattro anni per pianificare l’adeguamento: davvero gliene manca uno?

 

Guiso e Zingales hanno ragione a notare che da noi la sostanziale assenza di investitori istituzionali rende più complicato per le banche trovare un’alternativa alla clientela retail. Quello che non dicono è in che modo questi 18 mesi in più porterebbero a soluzione un problema di cui si parla da decenni; anzi se proprio la possibilità che hanno avuto le banche di accedere al canale retail a condizioni così favorevoli per loro (e così inique per i risparmiatori) non sia parte del problema.

 

[**Video_box_2**]Ma la moratoria, oltre che inutile, sarebbe dannosa. Infatti ciò che Guiso e Zingales non dicono è che nella Brrd la prima “r” (recovery) indica come prevenire i rischi di giungere al bail-in, e solo la seconda (resolution) riguarda l’extrema ratio di applicarlo. Con l’entrata in vigore della Brrd, l’Autorità di risoluzione riceve i poteri di mettere in atto interventi preventivi. E’ quindi contraddittorio e potenzialmente dannoso chiedere la moratoria di uno strumento fatto per prevenire le crisi delle banche invece di attendere passivamente il momento di commissariarle o metterle in liquidazione. L’Autorità ha poteri di chiedere aumenti di capitale anche tramite conversione di obbligazioni, sospensione o cancellazione di dividendi e di cedole sulle obbligazioni, cambiamenti della governance societaria, con la possibilità di rimuovere i vertici della banca e di nominare amministratori straordinari specifici.  Piani di “recovery” da adottare ai primi segnali di deterioramento delle condizioni finanziarie o patrimoniali della banca per evitare che il loro peggioramento non lasci alternative alla “resolution” e all’eventuale bail-in. Per la durata della moratoria questi strumenti non sarebbero disponibili.

 

I due economisti, infine, non dicono anche che la Brrd avrà effetti molto diversi tra banca e banca. Gli istituti sistemici non dovrebbero soffrirne, quelli che fanno prevalentemente risparmio gestito dovrebbero addirittura avvantaggiarsi. A finire sotto pressione sarebbero certo le banche più deboli: per loro il rischio di un bail-in non è nullo, a loro “comprare tempo” serve. Ma non con un’arbitraria moratoria, bensì con un adeguato recovery plan che disponga di “una vasta gamma di opzioni di risanamento” (art. 5, paragrafo 6, direttiva Brrd). Il miglior modo di allontanare i rischi di bail-in, quindi, non è quello di rinviare la Brrd. Al contrario, è quello di applicarla tempestivamente, favorendo il consolidamento e l’efficientamento del sistema bancario nazionale e la sua integrazione nel nuovo contesto europeo. L’eccezione bancaria italiana si risolve convergendo rapidamente con l’Europa, non divergendo verso un’ulteriore frammentazione finanziaria.

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