Un "dizionario del diavolo" per non essere travolti dalla finanza

Dall'America alla Cina, questo inizio di 2016 è caratterizzato da un'incredibile volatilità di Borsa. Che arriva dopo il crac di quattro piccole banche italiane con annessa ondata di panico. Demoralizzarsi? Meglio informarsi e assumere un atteggiamento critico. Aiutano in questo gli insegnamenti dell'investitore che ha ispirato Warren Buffett e tanti altri, Benjamin Graham
Un "dizionario del diavolo" per non essere travolti dalla finanza

Oggi, come ogni lunedì, è andata in onda su Radio Radicale la mia rubrica "Oikonomia". Qui potete trovare l'audio, di seguito invece il testo.

 

Il 2016 è iniziato con notevoli turbolenze finanziarie. Basti pensare che una flessione del mercato azionario americano di 5 punti percentuali, in così pochi giorni dall'inizio dell'anno, si era registrata soltanto tre volte negli ultimi 85 anni, cioè nel 1991, nel 2000 e nel 2008.

 

E’ il momento giusto, insomma, per riprendere alcuni degli insegnamenti basilari di Benjamin Graham, investitore ed economista britannico, naturalizzato americano, vissuto tra il 1894 e il 1976. Graham è considerato per esempio il padre del cosiddetto “value investing”, che nella sua forma più semplificata si basa sull'acquisto di titoli al di sotto del loro valore intrinseco. Un metodo dichiaratamente seguito per esempio dal miliardario Warren Buffett, il ceo 85enne di Berkshire Hathaway. I libri di Graham, “Security Analysis” del 1934 e “L’Investitore intelligente” del 1949, sono stati ripubblicati decine di volte e l’ultima edizione aggiornata agli anni 2000 è stata curata da Jason Zweig, columnist del Wall Street Journal che ha attinto a molte intuizioni di Graham anche per il suo più recente pamphlet “Dizionario finanziario del diavolo”.

 

Zweig definisce il “valore” innanzitutto come “una fonte di grande confusione”. Si veda per esempio “quando i giornalisti scrivono che ‘l’azione ha perso il 20% del proprio valore’. Ma in realtà l’azione non ha perso il 20% del proprio valore; ha perso il 20% del proprio prezzo. Il valore dell’attività di business sottostante al titolo azionario, se proprio è cambiato, certamente è cambiato molto meno. Il prezzo si misura infatti istante per istante; il valore, propriamente inteso, si rivela soltanto nel giro di mesi e anni. Come Benjamin Graham insegnò a Warren Buffett: ‘Il prezzo è quello che paghi, il valore è quello che ottieni’. Il valore è ciò che un asset vale agli occhi di un compratore sensibile che abbia accesso a tutte le informazioni necessarie a valutarlo, basato sui soldi che quell’asset probabilmente genererà in tutta la sua vita. Il valore di un’azione dipende dal potenziale di produzione di soldi del business sottostante, che raramente cambia in un mese o in un trimestre, lasciamo stare il giorno per giorno. Il prezzo di un’azione, invece, può cambiare migliaia di volte in un solo giorno anche se l’attività della società non è assolutamente influenzata dagli eventi cui stanno reagendo i trader”.

 

Tale definizione di “valore” è direttamente riconducibile alla distinzione tra investimento e speculazione proposta da Graham: “Investimento è un’attività che, in seguito a un’analisi approfondita, garantisce ragionevolmente la sicurezza del capitale e un profitto soddisfacente. Speculative sono quelle attività che non soddisfano queste condizioni” (Security Analysis). Speculatori, chiosa Zweig nel suo nuovo dizionarietto, sono coloro che “si chiamano investitori anche se hanno svolto poca o zero analisi sugli asset che stanno scambiando. La speculazione infatti consiste solitamente nel comprare tutto ciò che è ‘alla moda’ o ‘caldo’ in quel momento, nella speranza di trovare qualcuno ancora più stupido”.

 

Graham amava descrivere le sue strategie e trasmettere i suoi insegnamenti ricorrendo a un’allegoria: quella di Mr. Market, cioè Signor Mercato, che ogni giorno si rivolge all’investitore che abbia in mano tot azioni. Tutte le mattine Mr. Market bussa alla porta dell’investitore e fissa un prezzo a cui sarebbe disposto a rilevare le quote di una società in suo possesso. Le caratteristiche economiche della società contano fino a un certo punto; Mr. Market, infatti, soffre anche di problemi psicologici come tutti, a volte si sente euforico (e offre un prezzo molto alto), a volte è depresso per quello che vede arrivare (e allora offre un prezzo molto basso). Mr. Market non se la prende se viene ignorato, continuerà ogni giorno a proporre una nuova quotazione anche se il giorno prima è stato ignorato. Insomma, è l’investitore a determinare il valore delle azioni in suo possesso; egli deve fare di tutto per non farsi trascinare dai comportamenti a volte folli di Mr. Market.

 

L’investitore piuttosto deve tenere a mente concetti come quello di “regressione verso la media”, cioè “la tendenza dei risultati superiori alla media a essere seguiti da risultati sotto la media, e la tendenza degli eventi particolarmente negativi a essere seguiti da quelli estremamente positivi”. Zweig, sempre citando Graham, parla di “legge della compensazione”. Ciò vuol dire che un titolo in Borsa ha una propensione a ritornare alla propria tendenza di lungo periodo. Se eseguiamo alcuni lanci con una moneta, la proporzione delle volte che uscirà “testa” invece che “croce” potrà essere molto distante dal 50% previsto, ma se poi continuiamo per ore, quel 50% atteso si avvicinerà. In modo simile, i rendimenti di un investimento sopra la media del mercato tendono a essere seguiti da rendimenti sotto la media del mercato; la tendenza di lungo periodo è la regressione verso la media. “E’ difficile predire esattamente quando, o di quanto, gli eventi regrediranno verso la media – scrive Zweig – Ma prima o poi, in ogni campo dove la fortuna gioca un ruolo, succederà. L’inevitabilità della regressione verso la media è negata dai capi azienda, dagli analisti e dagli investitori – che diventano euforici quando al top (cioè nel momento in cui dovrebbero diventare più prudenti, anticipando il declino) e che diventano pessimisti quando sono al fondo (mentre dovrebbero essere più aggressivi nell’attesa della ripresa). (…) Quando siamo vicino al fondo, le società tagliano alcune loro attività che non garantiscono utili immediati, gli analisti ritengono che il business continuerà a inaridirsi, gli investitori concludono che l’Apocalisse ci sta per sorprendere. A quel punto la massa scommette che altri eventi estremi continueranno a manifestarsi con modalità ancora più estreme, piuttosto che muovere nella direzione opposta. Ignorando la regressione verso la media, invece di attendersi la stessa, la massa finisce per rendere più gravi gli effetti della regressione”. Della famiglia reale dei Borbone si diceva che non dimenticassero nulla e non imparassero mai nulla; Graham aggiornò il motto per i suoi colleghi di Wall Street: “Imparano nulla e dimenticano tutto”. La regressione verso la media, invece, per Zweig è “la più potente legge della fisica finanziaria”. 

 

Un maggiore controllo su se stessi da parte degli investitori, siano essi Gordon Gekko o obbligazionisti di piccole banche locali, è il migliore antidoto alle brutte sorprese. A proposito, “sorpresa”, secondo Zweig, è “la collisione improvvisa tra le aspettative e la realtà, moneta comune di tutti i mercati finanziari”.

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