Perché ora l’idea del reddito minimo garantito spunta anche in Germania

A Berlino si comincia a parlare di "soluzioni non convenzionali per assicurare la tenuta dei sistemi sociali"
Perché ora l’idea del reddito minimo garantito spunta anche in Germania

Heidelberg. Martedì la classe politica tedesca celebrava il fatto che la Germania ha toccato nel 2015 il più alto tasso di occupazione nella sua storia. Il governo ha pubblicato i dati ufficiali: una media di 43,03 milioni di occupati durante l’anno, con una punta di 43,49 milioni di occupati a novembre. Conseguentemente la disoccupazione è scesa al livello più basso: sono 2,79 milioni i senza lavoro; il tasso di disoccupazione di dicembre scorso è al 6,3 per cento. Eppure in un periodo nel quale il massiccio afflusso di “migranti economici” da altri paesi dell’Unione europea, nonché di rifugiati da medio oriente e Africa sta alimentando nuove tensioni sul sistema welfaristico della Repubblica federale, l’amministratore delegato di Deutsche Telekom, Timotheus Höttges lancia una provocazione e, in un’intervista al settimanale Zeit, si dichiara favorevole all’introduzione di un reddito minimo garantito anche in Germania. Il modello è quello del reddito di base incondizionato finora propagandato dall’estrema sinistra e che si sta per sperimentare anche in Finlandia: in cambio dell’abolizione di ogni altro sussidio sociale, lo stato si obbliga a finanziare tutti gli individui residenti in uno stato con una somma fissa erogata tramite i proventi della tassazione, senza accertare il loro stato di bisogno o la loro condizione economica e patrimoniale. Secondo il manager di Deutsche Telekom, che è anche una delle ultime società partecipate direttamente dalla Federazione, occorrono “soluzioni non convenzionali per assicurare la tenuta dei sistemi sociali. Un reddito di base incondizionato può essere un punto di partenza per condurre una vita dignitosa”, sostiene Höttges, che propone di finanziarlo con la tassazione dei profitti delle società che offrono servizi online.

 

Attualmente in Germania esistono diverse forme che assicurano un minimo vitale a determinate categorie di residenti, ma nessun reddito di base incondizionato. Tra queste va ricordato il sussidio Hartz IV o Alg II, una prestazione concepita dal Cancelliere socialdemocratico Schröder per accorpare due sussidi diversi e fissarne la misura al livello più basso. Tuttavia, non tutte le prestazioni sociali sono state accorpate nel sussidio Hartz IV, visto che rimangono pur sempre in vigore l’Arbeitslosengeld (cioè il classico sussidio di disoccupazione), e altri sussidi sociali di invalidità. Peraltro, lo schema di reddito minimo è completato da altre due misure: la garanzia di sussistenza di base per le persone anziane o con ridotte capacità lavorative, versato qualora non sussistano i requisiti di Hartz IV, e il cosiddetto aiuto per il sostentamento, prestazione residuale che viene erogata qualora non sussistano i requisiti per gli altri due sussidi. Hartz IV può essere erogato soltanto al permanere di alcune condizioni, tra cui figurano l’idoneità a svolgere un lavoro e la costante ricerca di un’occupazione da parte del sussidiato.

 

[**Video_box_2**]In nessuno stato europeo, viceversa, è mai stato sperimentato su larga scala il reddito di base incondizionato. Neanche la Finlandia pare fino in fondo intenzionata a dire addio al proprio sistema di welfare per erogare ai residenti che abbiano raggiunto la maggiore età un reddito minimo di 800 euro al mese. Più precisamente, il governo di centro-destra insediatosi a Helsinki nel maggio scorso ha incaricato l’Istituto nazionale di previdenza sociale di condurre un esperimento che coinvolgerà una piccola parte della popolazione e che costerà circa 20 milioni di euro. Lo stesso tipo di sperimentazione a livello municipale è stato avviato da poco in Olanda. Sulla base dei risultati del progetto-pilota, il governo potrà prendere in considerazione di trasformare l’idea in un articolato di legge. Si noti che l’esperimento include diversi modelli di reddito minimo, tra cui soltanto uno corrisponde alla proposta di reddito di base incondizionato (full basic income) promossa da molte sigle no-global, mentre altre si avvicinano di più all’idea di minimo vitale tipica di molti ordinamenti europei o all’imposta negativa sul reddito (negative income tax), cara a Milton Friedman.

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