Il Muro di Marchionne

Quando Landini la dirà tutta sul manager Fiat sarà la sua disfatta
Il Muro di Marchionne

Maurizio Landini (foto LaPresse)

Il dottor Marchionne si sta rivelando un eccellente manager finanziario”. Parola, in un’intervista al Fatto, di Maurizio Landini. Il quale a scanso di equivoci chiarisce che “a Pomigliano la metà sono ancora in cassa, il lancio della nuova Alfa Romeo è rinviato, le vendite funzionano soprattutto sul mercato statunitense…”. Insomma è l’aggettivo riduttivo e vagamente dequalificante, “finanziario”, a circoscrivere l’apertura landiniana. Non è la prima volta che il segretario della Fiom, che predicava la nazionalizzazione della Fiat e che contro Marchionne ha mosso la Corte costituzionale, spaccia bufale per mascherare retromarce più fantozziane che strategiche. Figuriamoci ora che ha inaugurato l’anno in chiave movimentista: dispensa a Renzi consigli statalisti sull’Ilva, aderisce all’appello dell’immarcescibile Zagrebelsky contro la riforma della Rai. Tutto buono per i talk-show. Parlare dell’abilità del capo di Fca nella finanza è perfino banale. Ostinarsi a non ammettere che l’Auto e il suo indotto rappresentano in Italia (non negli Stati Uniti) quasi tutta la scarsa crescita di pil, che le vendite di automobili (non di bond) sono tra i pochi consumi che stanno tornando ai livelli pre-crisi, fa parte del riflesso pavloviano della Fiom, della Cgil, di una certa sinistra.

 

E la spiegazione è semplice: legittimare, come si usa dire, Marchionne come manager industriale, oltre che finanziario, significa riconoscere la vittoria del suo metodo di relazioni sindacali, e quindi ammettere l’errore strategico commesso anni fa da Fiom, Cgil e sinistra nel non volersi confrontare con quel metodo. Il sindacato americano dell’Auto, la Uaw, si è seduto al tavolo di Marchionne, ha trattato duramente come nell’ultimo contratto Chrysler, e ha su questo costruito il proprio rilancio. La Cgil e la Fiom ci hanno edificato la loro ulteriore marginalizzazione. Errore che perdura, come si vede dai balbettii sul nuovo modello di contratto dei meccanici, dal rifiuto di abbandonare la concertazione (e il contrattone) nazionale. Dunque accettare Marchionne senza i distinguo da cremlinologi by Landini è come per la Ddr disconoscere il Muro di Berlino. Il muro però venne giù: seppellendo Erich Honecker e l’Urss. 

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