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Così la geopolitica del petrolio cambierà l’ordine mondiale

Il peso dell’Iran, la strategia russa di contrasto alla spavalderia saudita, le certezze americane. Cosa muove il barile nel 2016

di Gabriele Moccia | 03 Gennaio 2016 ore 06:27

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Roma. Mentre l’ennesimo calo del prezzo del petrolio (37 dollari al barile) accompagnava gli ultimi scampoli di un 2015 assai complicato per i mercati borsistici internazionali, sono in molti a chiedersi come sarà il 2016 per il settore petrolifero. Tante le analisi e gli scenari tracciati dagli esperti, ma poche le certezze. L’ultima stima arriva dal Fondo monetario internazionale (Fmi) che, oltre ad avvertire che la crescita sarà “deludente e discontinua”, ha fatto presagire un disegno apocalittico.

 

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Il 2016 sarà molto probabilmente l’anno della resa dei conti all’interno dell’Opec, il cartello transnazionale dei paesi produttori di greggio. L’Opec vive una lotta interna da oltre un anno e mezzo, dovuta alla strategia saudita di contrasto alla politica energetica statunitense. Una linea che lascia Ryad con pesanti ammaccature ma che la monarchia di re Salman non vuole cambiare. Chiuderà il 2015 con un deficit di bilancio pesantissimo, mai visto prima, circa 87 miliardi di dollari. Si prevede un taglio della spesa pubblica di circa 224 miliardi di dollari, mentre nelle ultime note diffuse dal ministero delle Finanze saudite emerge come i ricavi derivanti dal greggio, che rappresentano il 73 per cento delle entrate del paese, siano stimati in calo del 71 per cento circa a 108 miliardi di euro. Difficile dire quanto potranno reggere i sauditi anche considerando che, a questi numeri, si aggiunge l’ormai lampante ostilità della Russia. Mosca ha cercato in tutti modi di sfasciare i piani sauditi dentro l’Opec, alimentando una fronda con l’Iran e il Venezuela. Di recente il ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, è tornato ad accusare i sauditi di avere destabilizzato il mercato aumentando la propria produzione di 1,5 milioni di barili al giorno senza consultare nessuno, nemmeno l’Opec. Gli annunci di Mosca parlano di una definitiva uscita dalla fase di recessione tecnica, ma è chiaro che l’industria degli idrocarburi è essenziale per la ripresa economica. Lo scenario internazionale resta intricato con qualche schiarita proveniente dagli Stati Uniti. Se durante il 2015 si è assistito all’abbandono di importanti progetti di sviluppo in Alaska e nel mare di Bering e al fallimento di compagnie di trivellazione per quasi 2 miliardi di dollari, è altrettanto vero che la fine del blocco all’export del greggio americano per il prossimo anno potrebbe rivelarsi un cannone commerciale puntato contro l’Opec e la Russia.

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI PETROLIO , OPEC

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