Europa 2016, che fare?

“Non dichiariamo guerra, ma sulla legge di Stabilità non siamo al discount”, dice Renzi. Detto ciò, prendere di petto Bruxelles e Berlino ha senso? Un girotondo di opinioni.
Europa 2016, che fare?

Foto LaPresse

Roma. “La sfida nei prossimi anni sarà tornare ad avere il ruolo di leadership in Europa e noi faremo di tutto perché ciò accada. Con i migliori auguri di un bellissimo 2016”. Così ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è intervenuto su Facebook dopo la conferenza stampa di fine anno. Durante la quale, tra l’altro, aveva già toccato il tema dei rapporti sulla direttrice Roma-Bruxelles: “L’Italia sta rispettando tutte le regole e non teme il giudizio dell’Europa”, aveva detto parlando della legge di Stabilità ancora sotto esame della Commissione Ue in ragione della richiesta di flessibilità fiscale (leggi: più deficit) avanzata dal governo. “Abbiamo utilizzato la flessibilità prevista dalle regole. L’Italia non chiede gli sconti, non è al discount, chiede che le regole siano rispettate da tutti”. Sono frasi che arrivano dopo le tensioni registrate fin dalla vigilia dell’ultimo Consiglio dei capi di governo, tenutosi nella seconda metà del mese a Bruxelles. Il governo italiano, allora, aveva sollevato prima il problema delle sanzioni alla Russia, da discutere a livello politico e non meramente tecnico; aveva poi sottolineato un “doppio standard” nei rapporti con Mosca (visto che la Germania raddoppia la portata del gasdotto Nord Stream 2 – è la tesi dell’esecutivo – mentre agli altri chiede di mantenere in vigore le sanzioni economiche contro Putin); infine aveva esortato i partner (specie la contraria Berlino) al completamento dell’Unione bancaria. Ieri una precisazione: “L’Italia non dichiara guerra all’Europa, anzi la sta difendendo – ha detto Renzi – Io non pongo polemiche ma delle domande sulle regole, vorremmo che le regole valessero per tutti. E la Cancelliera Merkel prenda atto che quando parla il premier italiano non sta attaccando l’Ue, ma è il presidente del Consiglio di un grande paese”.

 

Per Francesco Giavazzi, economista della Bocconi, “attaccare la Ue non ci conviene”. Questo era il titolo del suo editoriale di domenica sulla prima pagina del Corriere della Sera. Abbiamo chiesto perciò a esperti e analisti di politiche europee cosa pensino del nuovo atteggiamento di Palazzo Chigi e, in seconda battuta, quale dovrebbe essere, secondo ciascuno di loro, la priorità per cui battersi in Europa nell’anno che sta per iniziare.

 

Marco Valerio Lo Prete

 


 

Roma sfida chi ha paura del dibattito politico. E basta schematismi sulla concorrenza

di Sandro Gozi

 

Una premessa: questo governo le cose le fa sempre per vincere, non meramente per provare. Quello in corso da parte nostra, più che un “attacco a Berlino” come si è detto dopo l’ultimo vertice dei capi di governo a Bruxelles, è il tentativo di aprire finalmente un dibattito politico che da anni mancava in Europa. Tale mancanza è stata una delle principali motivazioni non tanto dello scetticismo nei confronti di Bruxelles, che ha radici storiche, quanto dell’indifferenza e della delusione. Siamo preoccupati proprio dall’eurodelusione che si diffonde tra chi al progetto comunitario ha sempre creduto, più che dal solito euroscetticismo, e riteniamo che le cause di questo sentimento vadano cercate innanzitutto in questa Europa dei rinvii e dei tatticismi. In netta discontinuità con le strategie dei governi Letta e Monti che ci hanno preceduto, non vogliamo più solo discutere di Italia in Europa, ma di Europa in Europa. Nel 2016 ci muoveremo esplicitamente su questa direttrice. [continua]

 


 

Se Renzi non rottama il Fiscal compact, la sua è destinata a rimanere ammuina

di Gustavo Piga

 

Intanto mettiamo agli atti il tempo perso da questo governo in una strategia, quella di ingraziarsi Germania ed Europa, che non ha portato alcun vero beneficio. L’austerità cosiddetta flessibile sottoscritta e esaltata da Renzi è stata e continua a essere un disastro, per un paese che cresce metà della media dell’Eurozona e che deve la sua ripresina a fattori esterni come il cambio, i tassi d’interesse, il prezzo del petrolio. Durante la crisi greca il Governo italiano poteva essere l’ago della bilancia per un esito più solidale che avrebbe cambiato i connotati europei in meglio: altra occasione buttata al vento con un atteggiamento supino verso i tedeschi. Se questo nuovo atteggiamento non è figlio di una maggiore visione strategica e comprensione degli errori di questa costruzione europea e dei ritardi cronici italiani, ma solo di un posizionamento tattico per rintuzzare la crescita dei movimenti di opposizione, Renzi perderà due volte: sarà ancora meno credibile in Europa (“i soliti italiani”) e non guadagnerà consensi in Italia (“too little too late, Mr. Renzi”). [continua]

 


 

L’Europa intergovernativa è morta. Senza un processo “costituzionale” non rinascerà

di Paolo Savona

 

Così come sono, l’Unione europea e l’Eurozona non funzionano. Considerare la Germania il problema mi sembra darsi un obiettivo fuori fuoco. Dovremo indicare quale Unione desideriamo e se la maggioranza dei paesi, compresa la Germania, non intende aprire una trattativa per riformare l’architettura istituzionale necessaria, dobbiamo avere il coraggio di cambiare alleanze di politica estera, per uscire dalla grave impasse in cui il paese si trova. Per fare ciò occorre emarginare le élite culturali, economiche, politiche e burocratiche che sono convinte d’avere la virtù di conoscere meglio del popolo ciò che è bene e ciò che è male. Occorre cioè una rivoluzione per ripristinare un corretto svolgersi della democrazia. [continua]

 


 

Criticare il “doppio standard” nell’Ue è legittimo, oltre che storicamente comprensibile

di Erik Jones

 

Attaccare l’Unione europea e attaccare il doppio standard applicato dai paesi più potenti all’interno dell’Unione europea sono due cose diverse. Il governo Renzi fa bene a prendere di petto il doppio standard che vediamo all’opera. Nessuna organizzazione può sopravvivere se alcuni membri consentono agli altri di vivere secondo regole del gioco diverse. La sfida è assicurarsi che sia i governi dei paesi partner sia l’opinione pubblica italiana comprendano che in gioco c’è una questione di giustizia e non il fatto di essere “contro l’Europa”, “contro la Germania” o la sua leadership. L’appartenenza all’Unione europea è infatti nell’interesse nazionale dell’Italia; la popolazione di questo paese starebbe in condizioni molto peggiori se l’Ue non esistesse.  [continua]

 


 

Un negoziato duro ringalluzzisce gli elettori. Ma Roma deve portare qualcosa in cambio

di Francesco Daveri

 

Attaccare Berlino e Bruxelles è pagante sul fronte interno perché consolida i consensi indeboliti dalla vicenda del salvataggio delle quattro banche. In questo il presidente del Consiglio, con la consueta abilità politica, capitalizza sulla minaccia dell’impresentabile opposizione interna. Per la Merkel, è sempre meglio lui del duo Grillo-Salvini. Ma la strategia negoziale del governo ha due problemi. Uno è che il negoziato è piu efficace se si porta qualcosa in cambio, non se si chiede (maggiore flessibilità in questo caso). Il secondo problema è che se ogni paese tira dal suo lato, la corda può spezzarsi. Questo non è colpa di Renzi ma se anche l’Italia si mette a giocare a questo gioco il risultato è la fine dell’Europa. [continua]

 


 

C’è della propaganda dietro la voce grossa. Alla Germania va chiesto di reflazionare

di Renato Brunetta

 

Renzi non attacca proprio nessuno, casomai alza fintamente la voce per giustificare in Italia la sua totale sottomissione all’Europa a trazione tedesca. In questi 20 mesi a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio non ha toccato palla a livello internazionale, ha sprecato il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, e soprattutto non ha fatto l’unica cosa che doveva fare: chiedere a gran voce la reflazione della Germania. Poteva farlo, doveva farlo e si è sempre tirato indietro. In Parlamento Forza Italia ha indicato questa strada con decisione e con spirito di collaborazione nei confronti del governo. Da Renzi solo porte in faccia. Evidentemente il nostro premier era ed è ancora oggi ostaggio della sua personale partita per avere flessibilità, per far deficit cioè, e per comprarsi così il consenso. [continua]

 


 

 Ok l’orgoglio nazionale. Ma non saremo presi sul serio senza riforme e spending review

di Riccardo Puglisi

 

Pur essendo un convinto fan dell’integrazione europea, non ho nulla in contrario a un atteggiamento orgoglioso rispetto alla propria identità nazionale. Tuttavia, l’atteggiamento anti-europeista sbandierato in queste ultime settimane dal presidente del Consiglio Renzi mi sembra soprattutto dettato dall’esigenza mediatico-politica di distrarre l’attenzione dalle faccende interne, in particolare dal salvataggio delle quattro banche popolari, tra cui spicca – per evidenti nessi famigliari – la boschiana Banca Etruria. Dal lato esterno, il rischio insito in questa posizione sta nel non essere presi molto sul serio, dal momento che la nostra economia resta in condizioni non semplici, a motivo di una produttività bloccata e di un debito pubblico esorbitante. A ciò si aggiunge il finanziamento della legge di Stabilità largamente tramite deficit invece che attraverso una riduzione rigorosa della spesa corrente. [continua]

 


 

Ci vuole “metodo” con la cancelliera Merkel. Come strappare la Garanzia sui depositi

di Veronica De Romanis

 

L’atteggiamento di scontro all’ultimo Consiglio europeo su dossier come l’energia, la flessibilità fiscale, l’unione bancaria e l’immigrazione rischia di portare pochi risultati. Per negoziare con chi ha “un metodo” – come Angela Merkel ha dimostrato di avere in questi dieci anni alla guida della Germania –, bisogna agire “con metodo”, anche se non necessariamente lo stesso. In estrema sintesi: 1. scegliere le priorità; 2. costruire alleanze con gli altri leader, e infine 3. decidere cosa concedere in cambio. [continua]

 


 

Meglio la prevenzione della diplomazia che i pugni battuti sul tavolo

di Ferdinando Nelli Feroci

 

Negli ultimi mesi c’è stato indubbiamenter un cumulo di circostanze che ha reso difficili i rapporti dell’Italia con Bruxelles. Penso per esempio al dossier banche e a quello immigrazione-impronte digitali che hanno finito per coincidere nel tempo. La mia sensazione, però, è che soprattutto nell’atteggiamento del presidente del Consiglio ci sia una motivazione anche domestica. Dimostrare di essere determinati, di avere una propria linea e una propria dignità nazionale, in questa fase di impopolarità dell’Europa, assicura consensi. [continua]

 


 

Che errore sfidare Berlino e Washington insieme. L’anno prossimo, tutti con Draghi

di Germano Dottori

 

Attaccare frontalmente la Germania e Bruxelles non è una strategia vincente. Può anzi seriamente indebolire l’Italia, specialmente se all’origine dello strappo si trova una questione sulla quale non siamo d’accordo con gli Stati Uniti, come il rinnovo delle sanzioni alla Russia. Intendiamoci, la loro persistenza non è nei nostri interessi nazionali, ma non possiamo sfidare contemporaneamente tedeschi e americani senza correre gravi pericoli. Nel 2011 Berlusconi pagò a caro prezzo questo azzardo. In uno scontro del genere non possiamo prevalere. [continua]

 


 

Dall’Unione bancaria all’austerity, non è mai inutile opporsi alle asimmetrie di Berlino

di Vladimiro Giacché

 

Sicuramente ci è convenuto assai poco, negli ultimi anni, accettare scelte europee asimmetriche nei loro effetti e gravemente penalizzanti in particolare per il nostro paese, a cominciare dal Fiscal compact e dalle connesse politiche di “austerity”: il loro risultato è stato infatti un aggravamento della crisi e un notevole incremento del debito pubblico. Oggi criticare le politiche non cooperative della Germania, e il fatto che le istituzioni europee abbiano nei loro confronti un occhio di favore, è prima di tutto un atto di verità: basti pensare all’avanzo eccessivo della Germania, in essere da anni e mai sanzionato (in violazione dei trattati). Affinché questa critica si traduca in un riequilibrio delle politiche europee sarà decisiva la capacità di costruire alleanze. E, prima ancora, la decisione nel far intendere che ci sono punti per noi irrinunciabili. [continua]

 


 

Renzi epigono moderno di Machiavelli. Ora non ceda alle sirene dei burocrati

di Gianni Castellaneta

 

Quella di Matteo Renzi che muove guerra all’Europa è una lettura forse coinvolgente per il grande pubblico, ma che non rende piena giustizia al nostro presidente del Consiglio. Il quale, al netto dei toni forti, ha capito più di tanti altri che in una fase complessa per l’Unione europea l’Italia non possa né rigettare in toto l’architettura comunitaria né adagiarsi mollemente. Renzi incarna l’equilibrio dinamico, e da epigono moderno di Machiavelli sa anche che non può far conto solo su colpi di reni episodici, ma ha bisogno di una paziente navigazione tra Bruxelles e Strasburgo. Stando attento alle sirene delle burocrazie europee, che sono abilissime a lusingare chi non è legato da un patto d’acciaio al proprio governo. [continua]

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi