Dall’Unione bancaria all’austerity, non è mai inutile opporsi alle asimmetrie di Berlino

“Non dichiariamo guerra, ma sulla legge di Stabilità non siamo al discount”, dice Renzi. Detto ciò, prendere di petto Bruxelles e Berlino ha senso? Un girotondo di opinioni
Dall’Unione bancaria all’austerity, non è mai inutile opporsi alle asimmetrie di Berlino

Sicuramente ci è convenuto assai poco, negli ultimi anni, accettare scelte europee asimmetriche nei loro effetti e gravemente penalizzanti in particolare per il nostro paese, a cominciare dal Fiscal compact e dalle connesse politiche di “austerity”: il loro risultato è stato infatti un aggravamento della crisi e un notevole incremento del debito pubblico. Oggi criticare le politiche non cooperative della Germania, e il fatto che le istituzioni europee abbiano nei loro confronti un occhio di favore, è prima di tutto un atto di verità: basti pensare all’avanzo eccessivo della Germania, in essere da anni e mai sanzionato (in violazione dei trattati). Affinché questa critica si traduca in un riequilibrio delle politiche europee sarà decisiva la capacità di costruire alleanze. E, prima ancora, la decisione nel far intendere che ci sono punti per noi irrinunciabili.

 

Dovendo indicare due priorità, penso in primo luogo all’Unione bancaria, che non solo è configurata in maniera tale da tener fuori dalla sorveglianza europea gran parte del sistema bancario tedesco, ma  che – in assenza della mutua garanzia europea – comporta immediati rischi di stabilità sistemica. La sua configurazione attuale è inaccettabile (oltreché, per quanto riguarda il bail-in, di dubbia costituzionalità). Penso poi al Fiscal compact con la norma che prevede addirittura la riduzione del debito pubblico nella misura annua del 5 per cento della quota che eccede il 60 per cento del pil: sul Financial Times è stata definita “folle” e per noi è così onerosa da non essere applicabile. Su tutto questo, un’esigenza fondamentale: quella del riequilibrio tra le economie europee. Questa deve essere oggi la priorità e la misura del livello desiderabile di integrazione europea. Che – a differenza di quanto qualcuno si ostina a pensare – non è un valore a prescindere, né qualcosa di irreversibile.

 

 

Vladimiro Giacché, Presidente del Centro Europa Ricerche

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