Sistemico, in Italia, è solo il circo mediatico

L’ordine di grandezza del Salvabanche e l’allarmismo che giganteggia
Sistemico, in Italia, è solo il circo mediatico

L’ordine di grandezza è perfino difficile da pronunciare: 1.396.525 milioni di euro. Più brevemente 1.396,5 miliardi di euro. E’ l’ammontare dei depositi bancari degli italiani, i quali sono a loro volta meno di un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie, meno di un sesto di quella totale. Di quei depositi, l’uno per cento riguarda i clienti di Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara, Banca Marche. Di questo uno per cento, poco più di un altro uno per cento è coinvolto nella crisi delle obbligazioni subordinate: 10.559 clienti su 950 mila. Tra loro – l’uno per cento dell’uno per cento – quelli più esposti, che cioè rischiano la perdita dei depositi, sono 1.010. Cifre fornite dall’Assobancaria e dai quattro istituti commissariati, e pubblicate dal Sole 24 Ore.

 

Ogni persona merita attenzione e rispetto, ma si può continuare a parlare di “sos risparmio” o “crisi di sistema” di fronte a percentuali da scissione dell’atomo? Anche perché negli ultimi cinque anni le banche italiane nel loro complesso hanno rafforzato il capitale per più di 37 miliardi, altri 2,5 li stanno mettendo la Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

 

Nel 2016 va a regime la riforma delle banche popolari, che obbliga le maggiori alla trasformazione in società per azioni, e tutte ad adeguare il patrimonio diretto secondo le direttive europee: tra fusioni, aggregazioni e aumenti di capitale si prepara un riassetto che riguarderà 720 miliardi di attivi, cioè i finanziamenti alla clientela e altri impieghi. Se poi Matteo Renzi avvierà anche la riforma delle casse di risparmio e delle banche cooperative, si comincerà a rimediare alla polverizzazione e al nanismo del credito – il “modello borghigiano” come l’ha definito il Foglio – che è stato sempre molto difeso dalla politica locale, ma che ha mostrato limiti più che evidenti. Insomma, la retorica del territorio cede il passo alla concentrazione e all’iniezione di capitali privati, senza interventi umanitari a carico dei contribuenti. Resta il problema irrisolto dei crediti deteriorati, ma intanto, con la bad bank sempre più difficile da realizzare, le banche si stanno muovendo da sole, vendendo e acquistando senza aspettare la mano pubblica. Tra le ultime operazioni, il Monte dei Paschi ha venduto crediti per un miliardo alla Deutsche Bank. In altri termini il sistema si evolve e si irrobustisce seguendo il mercato. Ma, come si è visto e sentito anche martedì alla conferenza stampa di Renzi, tutto questo sembra sfuggire ai giornalini che preferiscono parlare di emergenza e rischio sistemico. Che il sistema a rischio sia quello mediatico?

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