L’ABC del rischio

Ex banchiere ci spiega quanto ci perde l’Italia in ragione di una scarsa alfabetizzazione finanziaria
L’ABC del rischio

Il rapporto tra gli italiani e il risparmio è stato spesso difficile. Negli anni Settanta l’inflazione a due cifre assieme a mercati poco sviluppati erodevano il valore del patrimonio. Oggi una difficilissima congiuntura ha trasformato in beni di lusso le attività senza rischio, che occorre pagare annualmente per avere nel proprio portafoglio. I periodi prolungati di erosione continua del valore della ricchezza in genere nascondono importanti problemi strutturali legati a fasi di profondo cambiamento economico e sociale. Negli anni Settanta, la difficoltà di adattarsi a un mondo di elevati prezzi dell’energia e di inizio di un processo di confronto internazionale tramite il commercio. Oggi, oltre al paradosso dei prezzi dell’energia bassi e decrescenti, abbiamo difficoltà a vincere la sfida della globalizzazione e di una innovazione tecnologica usata in tutto il mondo ma prodotta soltanto in alcune zone della California, che automaticamente redistribuisce ricchezza da tanti a pochi. Di conseguenza, gli italiani hanno forti difficoltà a gestire un patrimonio che si aggira intorno ai 10.000 miliardi di euro, di cui 3.000 di ricchezza finanziaria. Si tratta della miniera del paese, ma è una miniera gestita in modo inefficiente.

 

In questi giorni il tema attrae purtroppo più attenzione, perché si è sgomenti di fronte al più recente caso di distruzione del risparmio di alcuni italiani. Un caso che infligge un danno enorme sia a certe aree specifiche del paese, con conseguenze devastanti anche per le attività economiche locali, sia all’economia in generale. L’atteggiamento ancora più conservativo che verrà adottato da molti risparmiatori che non sono in grado di comprendere appieno che cosa è successo sarà un danno per tutti. Se il rendimento finanziario del patrimonio del paese scenderà anche solo dello 0,5 per cento come conseguenza di un atteggiamento ancora più precauzionale, ci saranno minori redditi per 15 miliardi, circa l’1 per cento del prodotto interno lordo. 

 

Nell’attesa che le responsabilità vengano definite nelle sedi competenti e la giustizia faccia il suo corso, speriamo con tempi più rapidi di quelli tradizionali del nostro paese, e provando innanzitutto emozione e solidarietà per le famiglie colpite, occorre riflettere per evitare che simili situazioni si ripetano in futuro. Una migliore educazione finanziaria, associata a maggiore consapevolezza in merito alla destinazione del proprio patrimonio,  è una condizione necessaria per una gestione più efficiente dello stesso. Certo, non sufficiente, perché deve essere accompagnata da comportamenti corretti da parte degli intermediari, da mercati liquidi ed efficienti, in cui i prezzi rivelino al meglio le caratteristiche dei prodotti, e da una politica economica che complessivamente faccia riavviare il paese su una strada di crescita.

 

Il ruolo (auspicabile) delle istituzioni

 

L’educazione finanziaria porta consapevolezza delle proprie scelte, delle loro implicazioni e dei rischi a esse associati. Non possiamo realisticamente sperare che gli italiani acquisiscano questa consapevolezza in poco tempo, ma neanche dobbiamo farci impressionare dalle statistiche che ci collocano sotto le medie internazionali nei test a risposta multipla. E’ comunque necessario che le istituzioni che ne hanno la responsabilità intervengano in termini molto rapidi per avviare un processo di creazione di apprendimento e aumento della consapevolezza. La situazione corrente vede la presenza di tante istituzioni e operatori privati che individualmente cercano di essere utili e trasmettere conoscenze al pubblico. C’è chi lo fa tramite il sito internet, che purtroppo in Italia ha un impatto minore che all’estero data la minore abitudine degli italiani a usare questo canale. C’è chi lo fa intervenendo nelle scuole, con un progetto di lungo periodo che però spesso non coinvolge i decisori attuali vale a dire gli adulti. C’è chi lo fa avviando contatti diretti con i propri clienti. Queste iniziative vanno tutte bene, ma possono esercitare complessivamente un impatto molto maggiore se vengono considerate in uno schema comune, che dia vita a un vero e proprio programma nazionale per l’educazione finanziaria.

 

La possibilità di fare interagire questi vari aspetti è evidente. Combinando siti internet, contatti con gli adulti e interventi nelle scuole è possibile sprigionare sinergie che portino le famiglie ad avere più strumenti di comprensione del difficile problema di gestione del proprio patrimonio. Facendo lezione a una scuola media, si potranno coinvolgere i genitori e farli lavorare assieme. I genitori impareranno dai figli come si usa internet, e i figli capiranno assieme ai loro genitori che cosa è un consumo di base e che cosa è voluttuario, come si programma e gestisce un budget famigliare, come si investono i propri risparmi, come scegliere tra un mutuo a tasso variabile e uno a tasso fisso, eccetera. Un operatore finanziario che sa che nella zona di propria competenza ci sono attività educative che coinvolgono genitori e figli, potrà inserirsi già sapendo quali sono i contenuti che vengono discussi nelle altre sedi, focalizzando la propria attenzione su alcuni contenuti specifici. 

 

[**Video_box_2**]Si dice che non bisogna “mai sprecare una crisi”, a volte per tirarsi su il morale in momenti di difficoltà. Questo deve essere uno dei momenti in cui il paese ha uno scatto di orgoglio e, tramite le persone e le istituzioni che ne hanno possibilità e responsabilità, dimostra che rimpiangere i propri errori ha senso solo quando l’esercizio è accompagnato dalla determinazione di cambiare con programmi precisi. Dopo le tante enunciazioni generiche di queste ore, è importante che qualcuno si faccia avanti per fare proposte concrete sull’educazione finanziaria che possano impedire nuovi casi di distruzione del risparmio.

 

Andrea Beltratti è Presidente della Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio, ordinario di Economia alla Bocconi

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