Un salario minimo troppo elevato toglie lavoro ai giovani

Il dibattito americano in un articolo (contrarian) del Wall Street Journal e le sue conseguenze per l'Europa
Un salario minimo troppo elevato toglie lavoro ai giovani

Una manifestazione dei lavoratori americani che chiedono un aumento del salario minimo (foto LaPresse)

Ormai da anni il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si batte per un aumento del salario minimo sull'intero territorio dell'Unione. Nell'impossibilità di convincere il Congresso e tutte le amministrazioni dei singoli stati, Obama è riuscito finora ad applicare la soglia di retribuzione minima ai soli dipendenti pubblici federali. Il presidente, e con lui una corrente maggioritaria del Partito democratico, sono soliti affermare che “non esiste alcuna prova del fatto che un salario minimo più elevato costerebbe al paese posti di lavoro”.

 

Le cose non starebbero proprio così. Un editoriale del Wall Street Journal a firma di David Neumark spiega che esiste una robusta evidenza dei costi sociali causati da un salario minimo troppo elevato. Il dibattito si concentra sull'impatto negativo che la soglia minima di retribuzione avrebbe sull'occupazione, specie quella non qualificata. Sebbene i primi studi condotti sugli effetti del salario minimo siano vecchi di quasi un secolo, oggi gran parte delle conclusioni raggiunte si basa sull'assunto, piuttosto intuitivo, secondo cui più aumenta il costo del lavoro, più ne cala la domanda. Una serie di analisi recenti citate da Neumark avvalorano questa teoria. L'ultimo studio è stato pubblicato quest'anno da Jonathan Meer di Texas A&M e Jeremy West del Mit e giunge alla conclusione che “il salario minimo riduce la crescita occupazionale lungo un arco di diversi anni” e che “le industrie che hanno una maggiore concentrazione di mansioni a basso reddito traggono gli effetti più deleteri per l'occupazione in seguito all'incremento del salario minimo”. Alle stesse conclusioni giunge la maggior parte della ricerca scientifica. L'autore dell'editoriale cita un compendio di decenni di studi sul salario minimo pubblicato da William Wascher della Federal Reserve Board e dallo stesso Neumark nel 2008: in base a queste analisi si stima che un incremento del salario minimo del 10 per cento comporta una perdita del 2 per cento di posti di lavoro per i giovani scarsamente qualificati.

 

[**Video_box_2**]C'è chi difende l'aumento del salario minimo sulla base di considerazioni legate all'equità o alla necessità di compensare lo scarso potere contrattuale dei lavoratori non qualificati. Questo e altri approcci – conclude l'autore dell'editoriale – sono perfettamente legittimi e condivisibili, ma fingere che il salario minimo non abbia costi in termini occupazionali – sostiene Neumark – è un'ipocrisia smentita da una ormai consistente letteratura scientifica.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi