La stretta monetaria della Fed e tutte le sue conseguenze (inintenzionali) per il 2016

Dopo che la Yellen ha rialzato i tassi per la prima volta dal 2008, l’attenzione si sposterà ora sul ritmo e sui tempi delle ulteriori restrizioni, che creeranno ulteriore instabilità dei mercati nel 2016. Tutti gli scenari

La stretta monetaria della Fed e tutte le sue conseguenze (inintenzionali) per il 2016

La Fed due giorni fa ha alzato i tassi d’interesse a breve termine per la prima volta in quasi un decennio, innalzando la fascia obiettivo per il tasso dei Fed funds di 25 punti base allo 0,25%-0,50%.

 

L’attenzione si sposta su cosa avverrà da questo momento in poi. Prevediamo che il ritmo delle strette sarà molto graduale, con due soli altri aumenti da 25 punti base nel 2016, che porterebbero la fascia obiettivo allo 0,75%-1,00% entro fine anno. È un rialzo inferiore rispetto al consenso degli analisti, che prevedono tre aumenti dei tassi nel prossimo anno. Pensiamo che la restrizione delle condizioni monetarie come conseguenza del dollaro forte e dell’allargamento degli spread societari costituiranno per la Fed un deterrente ad attuare mosse più aggressive.

 

Inoltre, la Fed ha sottolineato che la politica monetaria rimane «dipendente dai dati», e che essa presterà particolare attenzione all’inflazione misurata in base al PCE (Personal Consumption Expenditure). Quest’ultimo indicatore attualmente è solo all’1,3%, molto al di sotto dell’obiettivo del 2%. L’andamento dell’inflazione americana nel prossimo anno avrà una importanza cruciale per i mercati.

 

La politica monetaria rimarrà pertanto molto accomodante, con i tassi d’interesse largamente inferiori rispetto della crescita del PIL in termini nominali, dato che la Fed vuole mantenere condizioni di finanziamento favorevoli e supportare la crescita economica. L’efficacia a questo riguardo sarà però indebolita dagli squilibri creati dalla desincronizzazione delle politiche monetarie delle maggiori banche centrali. Gli sviluppi di dicembre hanno rafforzato la divergenza tra la Fed e la BCE, con quest’ultima che ha portato i tassi d’interesse ulteriormente in territorio negativo e annunciato una estensione del suo programma di QE. Un risultato è che, nonostante il trend rialzista dell’USD sia in gran parte completato, prevediamo che il dollaro si rafforzerà ulteriormente nel 2016.

 

L’impatto immediato sui mercati dell’intervento della Fed è stato molto limitato, poiché la stretta graduale («dovish hike») era ampiamente prevista, e pienamente scontata in tutte le classi di attività. Essa è stata uno dei fattori nel recente allargamento degli spread delle obbligazioni societarie, in particolare per l’high yield statunitense, e le ulteriori strette monetarie continueranno a fare salire gli spread nel 2016.

 

[**Video_box_2**]Il nostro scenario generale per il prossimo anno rimane invariato. Le condizioni di maggiore restrizione monetaria freneranno lo slancio della crescita economica statunitense, che secondo le nostre previsioni si attesterà al 2,3% nel 2016, poco meno delle stime del 2,5%. Considerata l’assenza di momentum per la crescita economica e l’espansione degli utili societari (che nel 2016 non dovrebbero superare il 5% per lo S&P 500), in aggiunta alle valutazioni tirate, il potenziale di rendimento per i mercati azionari sviluppati sarà limitato, intorno al 7%-10% (dividendi inclusi). Le azioni europee dovrebbero sovraperformare rispetto a quelle americane, poiché la ripresa economica nell’eurozona è ancora a uno stadio meno avanzato e la politica monetaria fornisce un maggiore sostegno.

 

L’incertezza sui temi e sull’entità della stretta della Fed, combinata con gli squilibri creati dalla desincronizzazione delle politiche delle banche centrali, significa che la volatilità sui mercati finanziari aumenterà nel 2016. Una robusta diversificazione rimane pertanto molto importante. Prevediamo un graduale rialzo dei tassi sugli US Treasury a 10 anni al 2,7% entro la fine del 2016, man mano che verrà attuata la restrizione monetaria. Gli US Treasury mantengono comunque la loro attrattività in un’ottica di protezione dei portafogli contro gli choc dei mercati azionari. Anche se questo storico rialzo dei tassi della Fed sembra essere passato in sordina, la calma sui mercati difficilmente durerà a lungo.

 

 

Christophe Donay è responsabile dell'asset allocation e della ricerca macroeconomica Pictet Wealth Management

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi