Appunti critici dall’Emilia Romagna, terra di trivelle che danno pane

L’emendamento del governo Renzi inserito nella legge di Stabilità che ridefinisce lo “sblocca Italia” e l’attività di estrazione di combustibili fossili si presta a considerazioni e suscita qualche preoccupazione.
Appunti critici dall’Emilia Romagna, terra di trivelle che danno pane

L’emendamento del governo Renzi inserito nella legge di Stabilità che ridefinisce lo “sblocca Italia” e l’attività di estrazione di combustibili fossili si presta a considerazioni e suscita qualche preoccupazione. Prima le considerazioni: è sicuramente un passo (politico) nella direzione giusta, perché supera la consultazione referendaria e sceglie la strada del confronto con le regioni. Le preoccupazioni riguardano l’impatto che i suoi contenuti produrranno quando dovranno essere concretizzati.

 

Innanzitutto è il terzo cambiamento legislativo in cinque anni: le società che investono stanno maturando l’opinione che in Italia si mutano le regole continuamente e in corso d’opera. L’economia italiana sembra ‘circolare’, non nel senso accademico del termine, cioè capace di rigenerarsi, ma un’economia dove a causa di pasticci legislativi e del codinismo della politica si torna sempre al punto di partenza senza avere concluso nulla con enormi perdite di tempo e denaro. Consolidando l’opinione che in Italia ci si adegui a ogni protesta su interessi particolari, o seguendo l’onda emozionale dei comitati che nascono per essere ‘contro’. In secondo luogo – e questa è la l’ipotesi più preoccupante – si potrebbe produrre un impatto negativo sull’economia. Stiamo parlando di centinaia di imprese che danno lavoro a oltre 20 mila addetti e producono un fatturato di 20 miliardi all’anno.

 

Un esempio per chiarire il ragionamento. Il divieto di operare entro le 12 miglia e la “zonizzazione” dovrebbero essere definiti con maggiore precisione, altrimenti si moltiplicheranno gli equivoci. La sua applicazione avrebbe bisogno quindi di una certa flessibilità d’approccio. C’è poi da considerare la realtà dell’Emilia Romagna. Le aziende ravennati con cui mi confronto quotidianamente – il nostro polo offshore naval-meccanico è uno dei primi e più avanzati d'Italia – oltre cinquanta realtà fra le quali le principali sono Rosetti Marino, Micoperi, Fratelli Righini, Bambini, Cosmi, Tozzi – sono preoccupate da questa situazione di rinnovata incertezza. Nelle condizioni attuali nessun operatore nazionale o estero è disponibile a investire risorse in Italia. Eppure l’Adriatico, per esempio, è ricco di opportunità di investimento sia per le attività di prospezione e sviluppo, sia per la cantieristica, grazie anche alle operazioni a breve di chiusura dei pozzi non più operativi. Le due opzioni, sia apertura sia chiusura dei pozzi, offrono una straordinaria opportunità per le imprese del distretto chimico-energetico. Sono imprese nate in gran parte negli anni ’60, di seguito all’installazione della prima piattaforma italiana in mare, la Ravenna 1, nel 1961: possiedono know-how di assoluta eccellenza con quasi 7mila occupati (indotto compreso). Queste imprese hanno una ricaduta positiva sulla ricchezza dei territori, grazie a un fatturato di quasi 3 miliardi di euro all’anno.

 

[**Video_box_2**]Le regioni, a questo punto, debbono essere parte attiva di questo processo. È qualcosa che in Emilia-Romagna abbiamo già fatto, come dimostra l’accordo con il Mise per le estrazioni a terra e il lavoro che stiamo facendo per estenderlo a quelle in mare. Senza dire che l’Emilia-Romagna non è tra le Regioni che hanno approvato il referendum abrogativo dello sblocca Italia ma è una di quelle che certamente più di altre ne potrebbe subire gli effetti perversi. Non possiamo aspettare: la Croazia sta attrezzando i porti di Rijeka e Ploce per accogliere la logistica portuale prodotta dall’offshore dell’Adriatico.

 

Gianni Bessi è Consigliere regionale Pd in Emilia-Romagna

 

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