Fermare lo spreco di pane è questione di misericordia di cui si occupano i supermercati

Cosa fare con le pagnotte invendute? La grande distribuzione ne ordina, e ne getta, quantità enormi
Fermare lo spreco di pane è questione di misericordia di cui si occupano i supermercati

Uno dei molti numeri emersi dai sei mesi di Expo riguarda il recupero di cibo: grazie a un accordo tra Cascina Triulza e Banco Alimentare, con il sostegno del gruppo Carrefour che ha messo a disposizione un grande frigorifero, durante l'Esposizione universale dai ristoranti e dai punti vendita quasi trenta tonnellate di cibo altrimenti destinate a diventare rifiuto sono state raccolte e distribuite a una rete di decine di strutture caritatevoli della regione. Una buona quantità era pane sfornato al mattino. Ma, nella vita oltre Expo, qual è il destino del pane invenduto?

 

Partiamo dai numeri: “Alla fine della giornata ci rimane qualcosa, comunque meno di dieci chili”, rispondono dalla panetteria Treppì, nel quartiere romano di Castro Pretorio. “Lo smaltiamo con il mercato del mattino. Diversi dei titolari dei banchi hanno animali, va via tutto velocemente”. In media, conferma Claudio Conti, presidente di Assipan e titolare di uno storico forno nel quartiere romano di Trastevere, il pane invenduto per singolo negozio è inferiore agli 8 chili al giorno, e quasi sempre viene regalato. “Il vero invenduto – spiega Conti – è quello della grande distribuzione, che ordina ogni giorno ai panificatori grandi quantitativi che sa in anticipo che non venderà ma di cui deve poter disporre fino all'ultimo minuto di apertura per offrire l'assortimento che il consumatore si aspetta di trovare. Lo spreco alimentare è soprattutto lì”.

 

La contesa tra panificatori e grande distribuzione è antica ed è anche approdata di recente all'Antitrust: “Non ce lo pagano”, riassume Conti. Ovvero: gli accordi tra gdo e panificatori prevedono spesso la restituzione dell'invenduto al panificatore, che deve sostenere i costi per lo smaltimento. Tecnicamente infatti il fornaio non vende il bene alla grande distribuzione ma glielo affida perché lo venda. Il pane viene considerato “rifiuto” dopo 24 ore anche se molti esperti di diritto alimentare contestano questa interpretazione.

 

All'estero un mercato di riserva si è creato: in Francia è nata per esempio una piccola rete di rivenditori,“Au pain de la veille”; la baguette normalmente venduta a 90 centesimi ne costa 40. In Germania, stessa idea imprenditoriale: negozi che si chiamano Second bäck. In Italia, se si fa eccezione per qualche sporadico tentativo di quartiere, l'idea di vendere il pane del giorno prima non sembra funzionare. Sicuramente però non è vietato; e non è vietato regalarlo.

 

Davide Trombini, che a Ferrara vuol dire pane (presiede Assopanificatori, fa parte di Orsatti Group, che gestisce anche caffetterie storiche della città, pasticcerie, ristoranti), spiega che la sua azienda ha un solido rapporto di collaborazione con Last minute market (Lmm), iniziativa imprenditoriale nata dall'Università di Bologna per volontà di Andrea Segrè nel 1998 per il recupero di beni invenduti non commercializzabili. La chiave della idea di Lmm è nella parola “non commercializzabile”: quando è tale, un prodotto alimentare (ma anche un farmaco e perfino un libro già destinato al macero) si può donare. I vantaggi? Il “miglioramento dell'immagine aziendale” o “articoli e servizi di informazione sui media”, dice LMM. Per Trombini, più prosaicamente, il fatto che l'invenduto si scarica (si detrae l'Iva sugli acquisti degli ingredienti) e che il costo della tassa sui rifiuti cala. “Ogni sera vengono a ritirare l'invenduto di pane, pasticceria, rosticceria, gastronomia. L'anno scorso abbiamo ceduto 10 mila chili di prodotto. Non siamo mica solo noi a farlo, nella mia regione ci sono la Coop, la Conad”.

 

[**Video_box_2**]Si fa già, dunque, anche se non in maniera strutturale. E tuttavia, nel paese delle mille norme, è già pronta una nuova proposta di legge definita “Spreco Zero” che dovrebbe agevolare ulteriormente questa pratica. Che per il momento non è sfruttata da un altro gigante della grande distribuzione come Esselunga, pure impegnata in iniziative contro lo spreco con il Banco Alimentare (sabato 28 il ministro Martina era ad un punto vendita milanese). Esselunga ha il forno nella maggior parte dei suoi punti vendita e offre di continuo pane fresco. Inevitabilmente ha interesse a “fronteggiare il problema della rimanenza”. Ad una domanda de Il Foglio risponde “stiamo studiando dei sistemi di raccolta dell’invenduto”. Per ora si butta.

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