Ipotesi Qe2, con il quid

Auto, assicurazioni e governi latini. Chi tifa per un altro colpo di Draghi

Le vendite a quattro ruote corrono,  ma l’inflazione rimane floscia. Tutte le ipotesi per battere moneta (o quasi)
Auto, assicurazioni e governi latini. Chi tifa per un altro colpo di Draghi

Milano. Allacciate le cinture: ieri la governatrice della Fed, Janet Yellen, ha detto che sarebbe “rischioso” rinviare troppo a lungo un rialzo graduale dei tassi; intanto in Europa Mario Draghi sta per avviare il Qe2, il motore che dovrà ridare smalto alla ripresa del continente, in preoccupante frenata. L’immagine è appropriata: alla vigilia della riunione di oggi del direttorio di Francoforte a dar conforto alle speranze del presidente della Banca centrale europea è soprattutto la ripresa a due cifre del mercato a quattro ruote, specie in Francia e in Italia. Effetto non trascurabile della politica della Bce, come ha sottolineato lunedì, con la solita veemenza, Sergio Marchionne: “Il Quantitative easing – ha detto – è una grandissima soluzione. Io ho rotto le scatole a Draghi come non mai perché abbassasse e tenesse bassi i tassi”. Già, a favore della ripresa, insieme al calo della benzina e ai nuovi modelli lanciati in un mercato depresso, contribuisce non poco l’acquisto sul mercato di Abs, ovvero di pacchetti di crediti per l’acquisto delle quattro ruote. Ma l’auto non è tutto. Anzi.

 

Il calo dell’inflazione, combinato con i rischi geopolitici e il pericolo di turbolenza nell’Eurozona dopo le elezioni spagnole del 20 dicembre, hanno imposto alla Bce di mettere in cantiere una manovra monetaria che, date le premesse (dalle prime anticipazioni, il 22 ottobre, a ieri Draghi e i suoi collaboratori hanno ribadito la necessità di soluzioni “non convenzionali”), promette di essere storica. Alla vigilia gli analisti di tutto il mondo si sono sbizzarriti per prevedere quali misure annuncerà nel pomeriggio il presidente della Banca centrale. In estrema sintesi, i più cauti prevedono il taglio di 10-15 punti sugli interessi, già negativi, dei depositi presso Francoforte. Oltre a un aumento sia dell’entità (10 miliardi al mese) degli acquisti di titoli sul mercato sia della durata (settembre 2017) del programma. E, ciliegina gradita a tedeschi e francesi, l’allargamento degli acquisti ai titoli municipali, novità preziosa per finanziare le casse di Amburgo svuotate per far fronte al tracollo della Hkh, banca salvata dal denaro pubblico in barba alle regole imposte al Salva banche italiano. Fin qui le misure più “normali”. Ma Draghi sa che, per non deludere i mercati, occorre stupire. Perciò si scommette su altre misure: l’acquisto di emissioni private oltre ai titoli di stato, addirittura di pacchetti di crediti deteriorati. O l’inserimento nel Qe di titoli di lunghissima durata (50-100 anni), per dare una mano alle assicurazioni. O la bomba atomica: far cadere il vincolo di acquisti divisi paese per paese, a favore di una gestione unica. Una mossa estrema, quasi da infarto agli occhi della Bundesbank che certo non brilla per solidarietà verso le cicale del Sud, Grecia o Italia in particolare. Ma, nell’attesa delle scelte di Francoforte, non resta che prender atto che una bella fetta delle opzioni della Bce discende dal mercato dell’auto. Volkswagen, ferita dal dieselgate, ha raggiunto ieri un accordo con 13 banche per un prestito ponte di 20 miliardi di euro, che servirà a ridurre l’impatto della retrocessione del rating del gruppo.

 

[**Video_box_2**]Una brutta novità per il colosso che fino a pochi mesi fa era uno dei migliori correntisti, attraverso la sua banca, dello sportello della Banca centrale. Marchionne, che ha goduto di condizioni ben peggiori, non infierisce. Anzi, manda a dire da New York, i problemi del colosso tedesco riguardano più o meno tutti, visti i probabili costi delle nuove misure ambientali. Perciò, aggiunge, ci vogliono alleanze per far fronte a una stagione di investimenti proibitivi anche per chi ha spalle grosse. Di sicuro, l’ad di Fca ha trovato modo di ricordarlo a Mary Barra, ceo di Gm, che ieri non ce l’ha fatta a evitare l’incontro con il suo collega dal maglione nero (91 in tutto). Difficile che tra i due sia scattato, all’improvviso, il colpo di fulmine. Ma ci vuol altro per scoraggiare il manager. Ha parlato anche con Volkswagen? gli è stato chiesto: “Anche, ma Gm è la soluzione migliore”. Magari con la benedizione di herr Draghi.

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