Quel richiamo continuo alla “fiducia” lo potremmo ricordare presto come “la rivoluzione delle pantofole”

Il piglio giusto su Europa e sinistra. Le troppe carenze su spesa pubblica e Pa. Addetti ai lavori a confronto sul manifesto del premier svelato dal Foglio
Quel richiamo continuo alla “fiducia” lo potremmo ricordare presto come “la rivoluzione delle pantofole”

Tecnicamente, si chiama “to rally the troops”. Un breve o lungo discorso inteso a tenere alto il morale delle truppe in prossimità della battaglia. Generalmente denso di riferimenti alle vittorie ottenute in passato ed evocativo di un futuro ancora più ricco di successi. Costruito per infuocare gli animi dei commilitoni ed intimorire gli avversari. Il genere letterario cui appartiene il recente discorso del segretario del Pd all’Assemblea dei gruppi parlamentari è facilmente individuato. E in quanto tale, non avrebbe alcun senso condividerne questa o quella affermazione (e ce ne sarebbero) o contestarne questo o quel passaggio (e non mancherebbero). Del resto, nessuno si aspetta che in discorsi di questo tipo il comandante in capo dica la verità: non è questo, infatti, che vogliono sentirsi dire i soldati e non è questo che gli verrà detto. Insomma siamo più nel campo militare che non in quello della politica.

 

Il che però non significa che di politica il segretario del Pd non abbia affatto parlato. Poco, ma lo ha fatto, racchiudendo un intero programma in una frase: “Abbiamo bisogno di dare tranquillità al ceto medio di questo paese”. E, con questa frase, chiarendo a noi tutti perché quella che il Parlamento ha approvato tutto è tranne che una riforma della Pubblica amministrazione, perché non abbiamo avuto e non avremo un vero processo di revisione della spesa pubblica, perché insomma la stagione delle riforme si è conclusa. Pensavamo che una nuova classe dirigente avrebbe restituito al paese la voglia di esserci, il gusto di provarci, la speranza di riuscirci. Scopriamo invece che “abbiamo bisogno che i cittadini si sentano tranquilli”. Gli storici – ai quali soli spetta il giudizio su scenari di questa portata – la chiameranno “la rivoluzione delle pantofole”.

 

Ma poi, discorsi come quello fatto all’Assemblea dei Gruppi parlamentari del Pd, sono discorsi che come si è detto sono rivolti ai soldati. Cosa c’è in quel discorso per noi cittadini? Noi che rimaniamo sconcertati per quel che accade a Messina. Noi che vediamo poche gocce buttar giù montagne e borghi. Noi che vediamo il presidente dell’Inps fare il ministro del Lavoro, e il ministro del Lavoro fare non si esattamente bene cosa. Noi, per dirla in breve, che abbiamo la sensazione netta che questo paese abbia perso non la fiducia ma l’interesse a “far funzionare la macchina”. Non che manchino i singoli che ogni giorno lo fanno. Ma appunto sono singoli. Da soli non bastano. E allora, l’entusiasmo versato a piene mani e il richiamo quotidiano alla fiducia ci ricordano una scena che più o meno tutti abbiamo vissuto da bambini: una macchina ferma sui cavalletti, piena di bambini vocianti, al volante quello più sfrontato che pesta come un indemoniato sul clacson e con la bocca fa vroom vroom.

 

 

Nicola Rossi è economista all’Università Tor Vergata

 

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