Sire, il popolo chiede più sharing

Il senso della vittoria di Airbnb a San Francisco per i consumatori
Sire, il popolo chiede più sharing

La democrazia diretta funziona, almeno quando dà la possibilità al consumatore di esprimersi sui servizi capaci di migliorare la qualità della vita quotidiana; in barba agli interessi corporativi. La prova s’è avuta ieri a San Francisco: il 55 per cento degli elettori-cittadini ha respinto con referendum l’introduzione di una norma che avrebbe limitato a 75 notti l’anno la possibilità di affittare una stanza o un appartamento con Airbnb, la piattaforma che mette in contatto turisti e proprietari di case (detti host) disponibili ad affittare il loro alloggio per periodi brevi.

 

La proposta prevedeva anche un meccanismo di denuncia da parte dei vicini, un sistema delatorio, per chi avrebbe affittato per periodi più lunghi del consentito con conseguenti multe agli host e all’azienda. Airbnb è una delle tante nuove società della sharing economy e non poteva permettersi di perdere la faccia a San Francisco dov’è nata e dove ha sede, tanto che ha speso 8 milioni di dollari per fare campagna “elettorale” contro la proposta “Condividi meglio San Francisco” promossa dagli albergatori e dai sindacati di settore scossi dal disruptor del business vacanziero al punto da paventare una bolla degli affitti scatenata appunto dalla presenza di Airbnb.

 

A settembre pure Uber, società che fornisce un servizio di trasporto con autista privato mediante app, ha vinto una delle tante battaglie ingaggiate con i regolatori e i tassisti di tutto il mondo quando l’Alta corte di giustizia di Londra ha decretato la legalità del servizio. Il caso Airbnb dimostra che con la sharing economy, e paradossalmente con gli attacchi dei suoi nemici, si garantiscono ai consumatori sia la possibilità di scegliere le aziende più prossime alle loro esigenze sia di fissare gli standard ottimali.  

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