Meno Sanità, non fa male

Le balle di governatori e medici sugli (inesistenti) tagli di spesa
Meno Sanità, non fa male

La retorica delle parti in causa e una pigra informazione vogliono che il governo tagli selvaggiamente la Sanità, con grave rischio per posti letto e assistenza. E così anche stavolta arriva l’allarme del governatore pd del Piemonte Sergio Chiamparino, presidente dimissionario della Conferenza stato-regioni, motivato dai “tagli da 4 miliardi” nella manovra 2016 che “mettono a rischio anche i medicinali salva-vita”. Mentre per le stesse ragioni i medici del servizio pubblico proclamano lo sciopero generale il 16 dicembre. In realtà il Fondo sanitario per le regioni è di 111 miliardi, uno più del 2015: dov’è il taglio? Certo, sono 2 miliardi in meno rispetto al “Patto della salute” di luglio, casomai si può parlare di minore aumento. Come evidenzia il rapporto dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), un organo terzo, la spesa sanitaria, in diminuzione nel 2010-2013, è tornata a crescere dello 0,89 per cento nel 2014 e aumenterà di un punto nel 2016.

 

E pure nel periodo di calo i costi per farmaci ed emoderivati sono aumentati del 7,09, quelli per dispositivi medici del 3,41. La zavorra restano i deficit regionali; eppure il Sistema sanitario nazionale è in attivo di 600 milioni. Dunque con una corretta amministrazione tutti potremmo beneficiare dell’assistenza universale pagando il giusto. Invece l’intero sud, esclusa la Basilicata, più il Piemonte, sono in rosso cronico, hanno i peggiori standard qualitativi e le tasse più alte. Il Lazio, che con 2,2 miliardi rappresenta il 27 per cento del disavanzo totale, “vanta” tutte le nove Asl in deficit, con il record nazionale del San Camillo-Forlanini  (160 milioni). Amputare è una cura estrema, a volte l’unica.

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