Perché gli scontrini non sono gli anticorpi utili per città libere e vitali

La regolamentazione in ogni ambito della vita civile comporta un enorme spreco di “risorse umane”. Parla Moroni
Perché gli scontrini non sono gli anticorpi utili per città libere e vitali

Milano. Alla fine è tutta una questione di anticorpi, che a Roma non ci sono e a Milano invece sì, almeno secondo la diagnosi del presidente dell’Authority anticorruzione Raffaele Cantone. Se l’immunodeficienza fosse una patologia congenita dei romani, un deficit connaturato nella città, ci sarebbe poco da discutere: non c’è cura. Ma non è un problema di Dna, metropoli come Roma rappresentano un punto di attrazione per persone da ogni parte del mondo e sono il risultato di un continuo mescolamento genetico e culturale. L’ipotesi più probabile è invece che la scarsa capacità di reazione del corpaccione capitolino alla corruzione, alla malversazione e al clientelismo dipenda da fattori istituzionali. Come dice Stefano Moroni, docente di Teorie della pianificazione al Politecnico di Milano: “Ci sono meccanismi che indeboliscono l’‘organismo sociale’ e, tra questi, sicuramente l’eccesso di regole e burocrazia – dice al Foglio – Un ambiente del genere uccide gli anticorpi e non è un problema solo di alcune città; questo problema riguarda, a vari livelli, tutte le città”.

 

Moroni ha appena pubblicato per Carocci “Libertà e innovazione nella città sostenibile”, un libro in cui spiega come l’ossessione per la regolamentazione in ogni ambito della vita civile comporti un enorme spreco di “risorse umane”: gli slanci, le passioni, i talenti e le speranze degli individui. “Quel che serve non sono strumenti ingegnosi ma stabili, semplici e credibili. Per avere ‘città creative’ non sono le politiche a dover essere creative, ma le persone: le politiche devono solo non impedire che creativi siano i cittadini e gli imprenditori”. Gli anticorpi proliferano e si rafforzano in un ambiente in cui c’è spazio libero per la società, mentre scompaiono quando le burocrazie autorizzano e i suoi rami operativi come le municipalizzate sottraggono risorse senza la capacità di fornire servizi decenti.

 

Ai problemi causati dalla compressione burocratica e fiscale del sistema istituzionale sulla società la politica romana, con il sindaco Ignazio Marino prima nel ruolo di accusatore e poi di accusato, ha risposto con il moralismo e il legalismo. Maggioranza, opposizione e media parlano delle cene del sindaco e un’amministrazione cade sugli scontrini, quando la città ha ben altri problemi, meccanismi istituzionali che causano corruzione nella macchina amministrativa e nel sistema degli appalti, municipalizzate come Atac capaci di produrre 1,6 miliardi di euro di debiti. Gli scontrini sono diventati uno dei temi più importanti del dibattito pubblico nazionale e la collezione di ricevute è diventato il parametro con cui giudicare i sindaci. “Se la si butta solo sul moralismo si perdono pezzi importanti – dice Moroni – tutto diventa una questione di scontrini, basta trovare qualcuno che li faccia correttamente e il resto è a posto. Lo stesso vale per il legalismo. Prima di chiedere di rispettare tutte le regole sarebbe il caso di chiedersi anche quali regole”.

 

E’ evidente che è meglio essere onesti che non esserlo, ma il punto è che è più facile esserlo o controllare i disonesti se le regole non sono intricate. Invece mariniani e anti mariniani si sono divisi e continuano a scontrarsi su cose del tutto secondarie, senza mettere in discussione il sistema che sgoverna la città, il funzionamento di una macchina elefantiaca e costosissima che fornisce servizi pubblici scadenti, come se questa fosse l’unica forma possibile per farlo. Alla fine è questo l’ambiente che distrugge gli anticorpi. E a salvarli non saranno di certo gli scontrini.
Luciano Capone

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