Demonizzare il contante è anti-storico

Aumentare la soglia d’uso di monete e banconote incentiva il sommerso o no? Girotondo di opinioni sul casus belli che sta destabilizzando l’Agenzia delle entrate

Da economista dico che non c’è nessuna correlazione chiara tra l’uso del contante e l’evasione. Storicamente il contante è lo strumento dei pagamenti in nero. Chi decenni addietro aveva studiato il fenomeno, se n’è occupato anche il Fondo monetario internazionale, considerava l’uso del contante come una proxy per stimare la grandezza del mercato del lavoro nero o per capire i mercati sommersi. Era nell’Italia di dieci, venti, trenta anni fa, dove appunto lo strumento principale di pagamenti era il contante. Questo è un incipit teorico, vero e confermato, ma diciamo in valore assoluto. Per essere onesti non si può escludere sia falso dire che la copiosa circolazione del contante favorisca l’evasione ma non si può nemmeno affermare con certezza il contrario. Siamo un una situazione di indifferenza, ovvero non si può trovare una correlazione diretta tra la soglia all’uso del contante e l’evasione. Quindi dire che passare da un tetto all’uso del contante di mille euro a uno di tremila euro favorisce l’evasione e il mercato nero è ingiustificato. Si può invece dire che un aumento del tetto dei contanti incrementa le transazioni e quindi i consumi. Inoltre favorisce una certa competizione commerciale nell’intercettazione dei flussi turistici. Quando era stata abbassata la soglia è lì che abbiamo avuto il danno maggiore. Penso ai consumi dei turisti, in particolare quelli dell’est europeo con alto reddito, per moda, oreficeria o tempo libero. Siamo un paese che ha una specializzazione forte nel settore del lusso che certa clientela richiede. E per quella stessa clientela spese da 2 mila, 3 mila euro in un negozio sono una cosa normale. Se si mette una limitazione, si uccide un mercato soprattutto se in altri paesi europei questi limiti non sussistono.

 

E’ impossibile però uniformare le soglie in Europa perché la difficoltà di fissarle è determinata da una pluralità di fattori e dalla complessità peculiare delle economie di riferimento per strutture sociali, organizzative e di consumi; sarebbe come fare una taglia unica d’abito per tutti gli individui. Laddove l’intenzione è di valorizzare i consumi, l’idea però funziona. L’Italia è tra l’altro un paese risparmioso e se vuoi stimolare i consumi devi usare strumenti di facilitazione come questo perché se invece tieni il tetto basso – e nemmeno c’è la possibilità diffusa di utilizzare, ad esempio, le carte di credito perché costose – il rischio è di ridurre le possibilità di pagamento. Siamo in ritardo da questo punto di vista rispetto agli altri paesi in fatto di diffusione dei pagamenti elettronici. Mancando un’infrastruttura del genere è dunque necessario sopperire con uno strumento, anche obsoleto se vogliamo, come il contante. Bisogna dunque fare un ragionamento laico e non avere paura del contante. Altrimenti il rischio è che per contrastare l’evasione ci si privi di uno strumento di pagamento senza averne altri sostitutivi e migliori. Il contante non è lo sterco del diavolo, ma è una straordinaria invenzione umana, una tecnologia antica. La demonizzazione del contante è perciò anti-storica e mostra la coda di paglia dell’impotenza della lotta all’evasione che si combatte con altri metodi. Aumentando la soglia non si indebolisce dunque l’azione dell’Agenzia delle entrate. Se riesce faccia gli incroci, faccia accordi con i titolari delle banche dati. Mettere insieme numerose banche dati, lo so, è molto costoso. Quando eravamo al governo avevo proposto, a proposito, di fare accordi tra l’Agenzia delle entrate e le amministrazioni locali che avrebbero ricevuto parte del maggiore gettito in forza della loro collaborazione a individuare gli evasori. Un esempio: se i comuni fornissero all’Agenzia delle entrate metrature, tassazione e gettito dei plateatici – vale a dire le aree di suolo pubblico in uso a ristoranti e bar – immediatamente l’Agenzia potrebbe verificare la congruità delle dichiarazioni dei redditi degli stessi esercizi, scontrini o non scontrini.

 

Renato Brunetta è capogruppo di Forza Italia alla Camera

 

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