La flemma sulle liberalizzazioni fa male al pil e al renzismo

Non c’è solo la legge di Stabilità nell’agenda autunnale del Senato. Dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera, infatti, a Palazzo Madama è sbarcato la scorsa settimana anche il famigerato disegno di legge sulla Concorrenza.
La flemma sulle liberalizzazioni fa male al pil e al renzismo

La camera del Senato (foto LaPresse)

Non c’è solo la legge di Stabilità nell’agenda autunnale del Senato. Dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera, infatti, a Palazzo Madama è sbarcato la scorsa settimana anche il famigerato disegno di legge sulla Concorrenza. Il testo su cui i senatori lavoreranno è già meno “polposo” di quello che il Consiglio dei ministri aveva licenziato ad aprile, menomato dall’azione di gruppi corporativi e loro fiancheggiatori parlamentari. Anzitutto, mancherà la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, che avrebbe permesso ai farmacisti impiegati o titolari di una parafarmacia di vendere al consumatore quei farmaci con obbligo di prescrizione ma a totale copertura privata. E’ saltata la norma, sui cui pure il ministro dello Sviluppo economico Guidi aveva puntato con decisione, che avrebbe consentito senza l’obbligo di atto notarile le compravendite di immobili non residenziali di valore inferiore a 100 mila euro. Infine, è slittato a data da destinarsi il passaggio al mercato libero per luce e gas, originariamente previsto per il 2018.

 

Da un punto di vista pro concorrenza, si tratta di occasioni sprecate, come lo era peraltro l’assenza dalla bozza iniziale del ddl di molte misure su cui da tempo l’Antitrust ha acceso i suoi riflettori: una maggiore apertura dell’avvocatura e delle altre professioni ordinistiche, la libertà di sconto e di saldo nel commercio, la liberalizzazione dei taxi e degli ncc, quella del trasporto pubblico locale, la necessità di più concorrenza nei settori ferroviari e aeroportuali e tanto altro. Intendiamoci, quel che resta del primo provvedimento di liberalizzazione dell’epoca renziana non è affatto carta straccia: da un lato, l’aumento del numero dei notai, la possibilità per farmacie e studi legali di avere soci di capitale, il via libera alle società interprofessionali e l’abolizione del monopolio delle Poste sugli atti giudiziari rappresentano innovazioni molto positive nell’ambito dei servizi professionali; dall’altro, le misure nel settore Rc Auto e in quello dei mutui (da non contraddire però con un passo indietro in altra sede sulla portabilità dei mutui) rafforzano la posizione dei consumatori rispetto alle loro controparti. Dalle parti dell’esecutivo sottolineano come l’aver presentato e posto in discussione parlamentare il disegno di legge annuale sulla Concorrenza sia un risultato in sé e che il costo delle misure perse lungo la strada sia tutto sommato accettabile. C’è del vero, perché va dato atto al governo Renzi di essere il primo a rispettare quella legge del 2009 che istituì l’obbligo per l’esecutivo di presentare annualmente alle Camere un disegno di legge per incorporare nella legislazione nazionale le segnalazioni dell’Antitrust in materia di concorrenza. Ma il risultato sarà concreto ed effettivamente conseguito solo se l’istituto della legge annuale diverrà un appuntamento fisso del calendario parlamentare, alla stregua della legge comunitaria, uno strumento di costante manutenzione delle norme che sovrintendono (e, troppo spesso, ostacolano) il funzionamento del mercato.

 

[**Video_box_2**]La verità è che dal governo della rottamazione ci si attende di più. Liberalizzare significa creare occupazione e stimolare investimenti nazionali e internazionali. Inoltre quella delle liberalizzazioni è una questione cruciale per l’immaginario politico renziano: l’apertura del mercato agli outsider è per definizione l’altra faccia della rivoluzione intrapresa con il Jobs Act. E’ la lotta degli esclusi contro gli inclusi, dei precari contro gli ipergarantiti, la favola del garage dove Steve Jobs coltivava i germogli della Mela, il racconto di città italiane sempre sveglie e luminose che rivaleggiano in vitalità con le metropoli del mondo. Francamente, se dovevano limitarsi alle informative sul costo delle telefonate di assistenza al cliente, gli italiani si sarebbero tenuti Enrico Letta.

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