Ecco perché è troppo presto per regolare il Bitcoin. Parola di Deloitte.

La valuta virtuale sta ricevendo attenzione da parte dei regolatori. La società di consulenza consiglia di lasciare che cresca
Ecco perché è troppo presto per regolare il Bitcoin. Parola di Deloitte.

La valuta virtuale Bitcoin sta ricevendo sempre più attenzione da parte dei regolatori globali. Centinaia di organismi negli Usa e nel mondo hanno prodotto bozze di regolamentazione e annunciato piani di rigorose valutazione. In Europa, dopo la Bce e il Regno Unito, se ne è appena occupata anche la Corte di giustizia europea. “E’ come se ogni organismo regolatore del mondo si stia chiedendo: 'Che ruolo dobbiamo avere nel controllare questa cosa?'", ha commentato in un recente report Jon Watts, direttore dell’Enterprise Risk Services di Deloitte [qui il report]. Eppure per la società di consulenza la corsa dei regolatori non sarebbe giustificata dall’attuale diffusione e dall’impatto di mercato. Anzi rischia di essere controproducente.

 

Afferma Deloitte nello studio “Bitcoin at the crossroads”: “Ci sono diversi motivi per cui i policy maker globali dovrebbero trattenersi dal regolare il Bitcoin durante il suo stadio nascente”. Se è vero che stanno agendo in accordo con la loro missione statutaria di proteggere il pubblico e l’integrità dei mercati finanziari, ci sono tre ragioni pratiche per le quali i regolatori dovrebbero voler considerare di dare al Bitcoin più tempo per svilupparsi.  In primo luogo, il grado di attenzione va “molto oltre quello che la sua dimensione attuale e l’impatto di mercato sembrerebbero giustificare”. Deloitte definisce il valore a rischio con il Bitcoin solo “una goccia nell’oceano dell’industria finanziaria”. Tradotto in numeri, meno di 4 miliardi di dollari, neanche paragonabile agli 1,36 trilioni di dollari di valuta fisica circolante oggi. Allo stesso modo, la penetrazione nel mercato del Bitcoin come metodo di pagamento è praticamente trascurabile: il più alto volume di transazioni giornaliere è arrivato a 57 milioni di dollari, meno dell’1 per cento della media delle transazioni con le carte di credito nel 2012. Infine, se è vero che gli investimenti di venture capital nelle start up legate al Bitcoin sono aumentati notevolmente (700 milioni di dollari dal 2014), “potremmo essere ben distanti dalla nascita di prodotti reali in grado di generare una domanda di servizi legata al Bitcoin da parte della maggior parte dei consumatori”. 

 

La seconda ragione riguarda il fattore tempo. “Guardando indietro nella storia delle innovazioni – dice Deloitte – le altre tecnologie che hanno trasformato la nostra società hanno avuto molto più tempo per svilupparsi prima di finire sotto una seria regolamentazione”. Il riferimento qui va al telefono, inventato nel 1876 e regolato nel 1913 (37 anni dopo), agli aerei (1903-1938: 35 anni), alla radio (1907-1927: 20 anni), ai telefoni cellulari (1965-1989: 24 anni). E infine anche allo stesso Internet, inventato nel 1969 e diventato oggetto di una intensa regolamentazione solo recentemente, a distanza di circa 46 anni. “La piattaforma open-source del Bitcoin - ricorda Deloitte - è stata rilasciata per la prima volta nel 2009. Si tratta a oggi di appena sei anni, molto meno del tempo che hanno richiesto altre tecnologie per raggiungere un uso di massa nel passato”.  

 

[**Video_box_2**]La terza ragione, è che “gli usi più importanti del Bitcoin potrebbero non essere ancora stati inventati”. La famosa “blockchain” del Bitcoin (il registro pubblico e condiviso sul quale si basa l'intera rete) è stata in grado di risolvere quello che sembrava un rompicapo ineliminabile: come garantire che una transazione digitale si verifichi solo una volta. Così il Bitcoin elimina la necessità per le transazioni di una terza parte di fiducia, come le banche. Si tratta di una svolta che può potenzialmente trasformare gli scambi mondiali. “E’ più di denaro digitale – afferma Deloitte – In termini più ampi, il protocollo del Bitcoin è in grado di stabilire fiducia tra parti che non si conoscono e può cambiate come le persone vivono e interagiscono”.  Se la lista degli usi potenziali del Bitcoin si allarga ogni giorno, alcuni degli utilizzi più entusiasmanti, fa notare Deloitte, sono quelli emergenti: dal permettere nuove efficienze nei network bancari esistenti ad applicazioni che possono portare i servizi bancari a chi vive nei paesi del Terzo mondo.

 

Nell’assunto che, come successo in passato, un'innovazione ne porta con sé un’altra che noi prima non riuscivamo neanche a immaginare. Ecco che, si chiede Deloitte, nel cercare di proteggere il pubblico dagli esiti negativi che possiamo prevedere oggi, possono i policy maker finire con il soffocare la miriade e ancora non immaginabile capacità che potrebbero potenzialmente cambiare il mondo in meglio? “E’ un dilemma sfidante – dice Deloitte invitando i gruppi industriali, i policy maker e i regolatori a unire le riflessioni e gli sforzi – ma lo stesso mercato potrebbe fornire la migliore guida su quando e come i regolatori dovrebbero intervenire. Da un lato, le nuove innovazioni raggiungono un’adozione di massa solo se sono utili e creano calore, più di quanto non lo distruggano, e il loro valore maggiore è creato in modi che non avremmo mai immaginato né voluto. Dall’altro lato, se una innovazione fallisce di raggiungere massa critica spesso scompare tanto improvvisamente quanto è comparsa”.

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