La manovra e il "mistero" dei finanziamenti all'Ilva

Il governo ha sfidato la Commissione Ue su deficit e Imu ma nel caso dell'acciaieria di Taranto, in grave difficoltà, rischia di essere tacciato di aiuti di stato dagli euroburocrati brussellesi.
La manovra e il "mistero" dei finanziamenti all'Ilva

Ilva allagata per maltempo a Taranto (foto: Marco Bentivogli, via Twitter)

Roma. Mentre il governo ha presentato mercoledì la legge di Stabilità 2016 inviandola contestualmente a Bruxelles per l’esame della Commissione europea, la “manovra” non è stata presentata al Parlamento come da previsto dalla legge entro il 15 ottobre. Al momento non ci sono testi ufficiali cui fare riferimento, ma una serie di bozze circolano e rimbalzano tra ministeri e redazioni.

E’ interessante notare che il governo Renzi, come il premier stesso rivendica, per la prima volta ambisce a tagliare le tasse sulla prima casa e a pretendere più flessibilità sui margini di deficit, dichiarando in entrambi i casi di non temere il confronto con la Commissione europea. D'altronde Bruxelles ha fatto sapere, anche ieri, di preferire in linea di principio un alleggerimento della tassazione sul lavoro piuttosto che sulla proprietà, com'è appuntp l’abolizione delle tasse sulla prima casa, cardine della manovra governativa. Ma il governo non si lascerà dettare la linea dai "maestri" di Bruxelles, come ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

 

Tuttavia nella bozza della manovra, com’è stato annunciato da Renzi in conferenza stampa, sono previsti anche degli esborsi a favore dell’acciaieria Ilva di Taranto. L’azienda finita tra le greppie della magistratura tarantina per un’inchiesta per disastro ambientale – non ancora a processo – è da oltre due anni sotto l’egida dello stato che la amministra con una gestione commissariale cangiante per strategia e sovrapposizione di ruoli apicali e di comando.

 

Dopotutto, gli anni di indecisione politica e la pervicacia della magistratura hanno prostrato quella che fino al 2012, anno di inizio dei primi sequestri preventivi, era la principale acciaieria a ciclo integrale d’Europa. Ora anziché produrre bramme, tubi, e lamiere zincate in quantità, produce debiti e l'amministrazione pubblica di tre governi (Monti, Letta, Renzi) non ha trovato alcuna soluzione strutturale al problema, ormai incombente, di decine di migliaia di addetti che lavorano nell’Ilva e nel suo indotto. Oggi a causa del maltempo a Taranto, l’Ilva è allagata ed è stata evacuata. Insomma piove sul bagnato, come si dice.

 

Nella legge di Stabilità vengono previsti maggiori stanziamenti per Ilva nel 2016 ma non se ne identifica l’ammontare (“XXX”) da impiegare nel fondo di turn-around – un veicolo finanziario pubblico-privato per imprese in crisi tuttora da rendere operativo. Si insiste inoltre sul fatto che saranno investiti da 800 milioni a 1,2 miliardi che dovrebbero derivare dalla complessa e, ormai poco credibile, operazione di recupero delle somme sequestrate alla famiglia Riva e depositate in Svizzera (leggi qui per capire l’operazione).

 

Art. 62
(Disposizioni per il finanziamento investimenti ambientali e tecnologici)
L'organo commissariale di ILVA S.p.A., al fine esclusivo dell’attuazione e della realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria dell’impresa in amministrazione straordinaria e, nei limiti delle disponibilità residue, a interventi volti alla tutela della sicurezza e della salute, nonché di ripristino e di bonifica ambientale, nel rispetto della normativa dell'Unione europea in materia, è autorizzato a contrarre [finanziamenti per un ammontare complessivo fino a [800/1.200] milioni di euro, assistiti dalla garanzia dello stato. Il predetto] finanziamento costituisce anticipazione finanziaria sui fondi raccolti a seguito della emissione del prestito obbligazionario di cui all’art. 3 del decreto–legge 1/2015, in prededuzione rispetto agli altri debiti, ai sensi dell'articolo 111, primo comma, numero 1), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni. La garanzia dello Stato è onerosa, a prima richiesta, esplicita, incondizionata e irrevocabile. Allo scopo, la dotazione del Fondo di cui all’art. 3, comma 1 ter, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20 è incrementata di XXX milioni di euro XXX per l'anno 2016. Al relativo onere, pari a XXX milioni di euro per l'anno 2016, si provvede mediante [da completare con copertura della garanzia]...

 

Non si comprende, dunque, l’ammontare delle somme investite dallo stato. Tuttavia è facile intuire come qualsiasi cifra messa in campo con garanzia pubblica rischi di essere giudicata dalla Commissione europea – non come viene giustificato nel testo, secondo le norme Ue, per "ripristino e bonifica ambientale", vista la situazione critica dell'azienda in perdita e indebitata – ma semmai come aiuto di stato. La direzione generale per la Concorrenza della Commissione aveva già avvertito del problema eventuale avviando un’indagine. L'ampliamento dei fondi non sarebbe presumibilmente destinato a migliorare l'operatività di Ilva secondo migliori tecnologie ambientali ma a tenere in vita un’azienda decotta… e allagata.

 

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