Valide ragioni per liberare la creatività e la produttività

Le innovazioni sono oggi davvero poco efficaci? Ma come, il Capitalismo non aveva liberato una volta per tutte Prometeo? A osservare la crescita media della produttività ci si può deprimere. Ma che cosa accade se, invece della media, osserviamo gli andamenti disaggregati delle imprese?
Valide ragioni per liberare la creatività e la produttività

Milano. Arriva l’elettricità, il trattore, il fertilizzante: un solo contadino può produrre quanto era possibile prima solo lavorando in molti con l’uso della zappa. I contadini in esubero possono così andare in città e lavorare nelle fabbriche. Grazie alle macchine, essi possono produrre molto più degli artigiani.

 

La produzione cresce molto più della popolazione che lavora. Esplode il prodotto per addetto – la produttività – come esplode la quantità di beni che si possono comprare con i salari crescenti. Il salari crescono perché la “torta da spartire” è maggiore. Avveniva così nel glorioso passato. C’è chi sostiene che nel presente non abbiamo delle innovazioni capaci di spingere la crescita dell’economia con lo stesso passo. Il telefonino per quanto ci possa ammaliare non ha lo stesso impatto dell’elettricità. Se così fosse, ossia se le innovazioni fossero sempre meno “rivoluzionarie”, avremmo un futuro caratterizzato da una modesta crescita della produttività, con i frutti del lavoro in modesta crescita che andrebbero pure divisi con quota crescente di anziani inoccupati. Un futuro opaco, insomma.

 

Le cose stanno davvero così? Le innovazioni sono oggi davvero poco efficaci? Ma come, il Capitalismo non aveva liberato una volta per tutte Prometeo? A osservare la crescita media della produttività ci si può deprimere. Ma che cosa accade se, invece della media, osserviamo gli andamenti disaggregati delle imprese? Come mostra il rapporto dell’Ocse “Frontier Firms, Technology Diffusion and Public Policy: microevidence from Oecd countries” le imprese più dinamiche – quelle che mostrano la maggior crescita della produttività, misurata sia come prodotto per addetto, sia come produttività totale dei fattori, ossia con quanto non è spiegato dalla sola crescita del lavoro impiegato e del capitale investito – continuano a crescere con un passo invidiabile, mentre molte altre non crescono. Abbiamo così una media composta da chi cresce e chi no, con un risultato finale che mostra un andamento modesto (pagina 34 e 35 del Rapporto citato).

 

Dall’osservazione dei numeri sorge la tentazione di pensare che, per risolvere il problema della modesta crescita della produttività, si debba avere una politica capace di diffondere i frutti raccolti dalle imprese dinamiche. La “distruzione creatrice”, infatti, c’è e agisce, ma il suo tallone d’Achille è la modesta diffusione. Si ha una diffusione veloce solo quando le condizioni locali sono simili. Se vi sono in un paese dei vincoli, ecco che l’imitazione e quindi la diffusione delle innovazioni diviene lenta. Per diffondere velocemente le innovazioni si debbono perciò attuare le “politiche dell’offerta”. Come esempio di quanto affermato si prenda l’Italia.

 

Il Bel Paese (pagina 23 del rapporto citato) vanta alcuni primati negativi, come quello per la bancarotta punitiva, e condivide altri primati negativi come le condizioni di finanziamento delle start-up. Il ragionamento sull’arretratezza italiana può però essere capovolto – ossia il vincolo potrebbe diventare un’opportunità.

 

Se, infatti, cambiassero le cose, ossia se si imitasse quanto è già stato fatto negli altri paesi, la crescita italiana potrebbe essere maggiore di quella altrui. Se fosse facile entrare nei mercati (fondare le imprese grazie ai finanziamenti facilmente ottenibili), così come se se fosse facile uscirne (fallire senza troppi danni), gli “spiriti animali” degli italiani potrebbero emergere con forza. Ed essi potrebbero produrre più cose di quanto gli spiriti animali operanti negli altri paesi possano nel frattempo ottenere, per il semplice motivo che dalle altre parti sono già liberi di esprimersi. Insomma, perché non liberare Prometeo anche in Italia?
 

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