Massimalismo e immobilismo. E’ la Francia nuda e cruda

Tutte le difficoltà del sistema economico francese spiegate dal caso Air France
Massimalismo e immobilismo. E’ la Francia nuda e cruda

Xavier Broseta aggredito dai lavoratori di Air France (foto LaPresse)

Roma. C’è da scommetterci: il tentato linciaggio dei due manager di Air France Xavier Broseta e Philippe Plissonier non produrrà oltralpe alcun cambio né nei comportamenti sindacali, né nelle politiche aziendali dei “campioni nazionali”, né del governo di Parigi, che finora si è distinto per promesse, proclami e pochissime riforme radicali. Per non parlare del milieu politico-intellettuale-economico il quale – in un’Europa che dal Portogallo alla Germania, dalla Gran Bretagna all’Italia, qualcosa nel segno del maggior mercato e minore statalismo sta pur cambiando – ha esportato come prodotto di glamour le dottrine anticapitaliste di Thomas Piketty. Concetti pickettiani citati martedì da Maurizio Landini, il capo della Fiom, che pur tra rituali prese di distanza sull'Air France invoca “l’occupazione delle fabbriche”. A livello molto più alto, rituale appare la condanna delle violenze di François  Hollande, accompagnata dall’invito a “riprendere il dialogo sociale e il compromesso”. Tutto in perfetto stile “Flamby” (una marca di budino), il soprannome di Hollande. Diverso il premier Manuel Valls, che definisce “canaglie” gli assalitori e chiede punizioni esemplari.

 

Valls è più riformatore di Hollande, però chi decide sono il suo capo e il kombinat gauchista, ora ancora più irresoluto per il terrore di perdere le presidenziali del 2017, come si è visto dalla sconfessione della proposta del ministro dell’Economia Emmanuel Macron di rivedere l’orario di lavoro a 35 ore, una delle tante anomalie francesi. Ma, come ha scritto sul Foglio Emmanuel Martin, Direttore dell’Institute for Economic studies-Europe di Parigi, “la frivola teatralità” in fatto di non riforme è comune ai socialisti hollandiani come ai neogollisti à la Sarkozy. Nei conti pubblici da 13 anni la Francia non realizza un avanzo primario, al netto degli interessi. Dal 2003 ottiene da Bruxelles deroghe alle procedure d’infrazione. La sua spesa pubblica, al 57,5 per cento del pil (in Italia il 51,1), è aumentata di 100 miliardi tra Sarkozy e Hollande. Con i socialisti è cresciuto il prelievo fiscale sulle imprese, sui redditi medio-alti, sui “grandi patrimoni”. La produttività è in calo costante, la produzione industriale sostenuta solo dalle aziende pubbliche. Quanto ad usi e costumi del sindacato, nulla di nuovo neppure lì: nel 2009, in era Sarkò, l’amministratore delegato della Sony venne sequestrato dai dipendenti; poco prima era toccato a cinque manager della Caterpillar; a gennaio scorso a due dirigenti della Goodyear. Tutti rilasciati previo accordo a trattare su posizioni morbide. Conseguenze penali? Nessuna.

 

[**Video_box_2**]Conseguenze sul sistema di contrattazione, sul codice del lavoro, sulle norme di rappresentatività sindacale? Vaghe promesse. Come si è visto con le 35 ore i tabù sono intoccabili, i diritti ancor più acquisiti che in Italia: François Mitterrand stabilì la sacralità della pensione a 60 anni (era a 65) e solo la crisi l’ha faticosamente fatta innalzare a 62. Insomma, la grande malata d’Europa, come la Francia è da tempo definita, che però gode della partnership speciale con la Germania. I conti pubblici, il sindacalismo a oltranza e il sistema sociale bloccato hanno la controparte nel management delle grandi aziende, scelti dai governi nei tradizionali serbatoi dell’amministrazione e quindi della politica, a cominciare dall’Ena (École nationale d’administration), dalla École polytechnique, dalla diplomazia. Da lì viene il numero uno di Air France, Alexandre de Juniac, che con Sarkozy era capo di gabinetto dell’allora ministro dell'Economia Christine Lagarde, oggi al Fondo monetario internazionale. Socialista doc era il suo più noto predecessore, Jean-Cyril Spinetta, sotto il quale avvenne l'accordo con la Klm e una pseudoprivatizzazione che lascia lo stato primo azionista al 16 per cento: già addetto stampa del primo ministro Pierre Mauroy, Spinetta è stato poi per dieci anni capo staff ai ministeri del Lavoro e dei Trasporti. E prima la compagnia era affidata a Bernard Attali, della potente dinastia: il fratello Jacques biografo e sherpa di Mitterrand, poi finanziere, posto da Sarkozy a capo della commissione per la riforma dello stato, autore per Hollande di un rapporto “pour l’économie positive et l'intérêt général”. Il trasversalismo politico-dirigenziale vanta a destra esempi come Anne Lauvergeon, già ad del colosso energetico Areva, e Christian Blanc, ex deputato centrista, capo della Ratp, l’azienda dei trasporti pubblici parigini, e poi della Merril Lynch. E anche lui passato per Air France. Difficile sostenere, come ha fatto martedì il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, che l’aggressione dei dipendenti di Air France contro i dirigenti offra un’immagine della Francia “che non è quella vera”.

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