Il Monte infiocchettato per chi lo vuole

Risolto, con accordo transattivo, lo “scandalone” Nomura-Mps
Il Monte infiocchettato per chi lo vuole

Scrivevamo imperterriti e solitari che nello scambio titoli tra il Monte dei Paschi e Nomura – la pietra dello “scandalo” finanziario senese – non c’era danno, truffa o occultamento ma che si trattava di un’operazione di mercato aperto dalla quale Mps era uscita temporaneamente perdente, suo malgrado. La vicenda s’è risolta ufficialmente mercoledì sera quando Nomura ha comunicato di avere concluso una transazione con Mps ricevendo 359 milioni di euro per chiudere il contratto in anticipo di 19 anni sulla scandenza naturale, ma applicando uno sconto di 440 milioni. Nomura torna a negare ogni pratica scorretta, come già fece all’epoca, e ritira una disputa legale verso Mps intrapresa a Londra. Consegnerà a Mps i titoli oggetto dell’operazione di scambio. Ovvero un portafoglio composto prevalentemente da Btp con scadenza nel 2034 da 2,6 miliardi di euro che dà 40 milioni all’anno in termini di rendimento; sono titoli vendibili sul mercato con la possibilità di ottenere plusvalenze.

 

Mps risolve una pendenza legale problematica, aumenta il patrimonio di vigilanza, sopra i requisiti di Basilea III, e risolve un elemento d’incertezza che aveva motivato nei mesi scorsi forti pressioni dai massimi livelli delle istituzioni europee, in particolare dalla Bce. Il titolo in Borsa è salito del’4,4 per cento, digerendo la buona notizia. Nomura, invece, in quanto acquirente non secondario di titoli di stato italiani, anche su impulso del governo di Tokyo, può tornare a operare con maggiore serenità (anche per la serenità del nostro Tesoro). Avere chiuso un’attività problematica dà tranquillità al Monte per affrontare un’operazione di fusione/acquisizione richiesta dalla Bce a maggio ma che sarà “possibile” solo entro il 2016, secondo il neopresidente di Mps Alessandro Tononi, ex presidente del cda di Prysmian, stampo andreattiano e vicino a Bazoli. Mps ambisce a diventare una public company, ovvero a escludere – come vorrebbero i soci esteri – qualsiasi tipo di patto tra azionisti. Se manterrà il proposito, sarà infiocchettata per l’eventuale offerente.

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