La Fed spiegata con lo skateboard

Perché gli investitori vivono "on the bubble" dopo la non-decisione della Federal Reserve. Lo stato d'animo degli investitori di fronte al rinvio della stretta da parte di Janet Yellen ricorda quel momento terribile di una competizione sportiva in cui non sai se sei dentro o sei fuori, se sei in finale o sei eliminato.
La Fed spiegata con lo skateboard

Le metafore sportive sono un espediente spesso abusato dai giornalisti. E allora perché non abusarne ancora un po’. C’è forse un modo efficace per spiegare lo stato d’animo degli investitori dopo il mancato, quanto annunciato e atteso, rialzo dei tassi della Federal reserve dopo la riunione del comitato direttivo di giovedì scorso. Gli investitori sono “on the bubble”, ovvero vivono momenti di estrema incertezza.

 

"To be 'on the bubble”" significa letteralmente “essere in bolla”. Più propriamente “sulla soglia”, in sottile equilibrio tra il fallimento e il successo. Questa scomoda situazione può accadere durante le qualificazioni di una competizione sportiva in cui si valuta il punteggio per una serie di evoluzioni o la velocità nel completare un circuito. Quando un concorrente ha fatto la sua prestazione si trova virtualmente promosso al turno successivo, magari in finale, se non fosse che per un certo lasso di tempo deve attendere la prestazione dell'avversario o degli avversari successivi che potrebbero scalzarlo dalla sua posizione con una performance migliore e quindi eliminarlo dalla gara senza appello.

 

L’espressione "on the bubble" nasce in America e per la prima volta è stata riportata dalla cronache delle corse automobilistiche, durante la corsa di Indianapolis 500 del 1970. Secondo Lima News, essere in “bolla” è toccato alla matricola Steve Krisioff che rischiava di essere eliminato dalla corsa se sei macchine avessero realizzato un tempo migliore del suo durante il turno di qualificazione. Se le cose si mettono male insomma, la bolla scoppia e i sogni di gloria svaniscono in un istante. "Puff!", anni di fatica buttati.

 

Per capire quanto sia scomodo trovarsi in una condizione simile, le competizioni agonistiche di skateboard possono dare un assaggio. Mitchie Brusco aveva 15 anni quando nel 2012 ha partecipato agli X-Games, le olimpiadi degli sport estremi, a Los Angeles. Brusco è un talento, è tecnico, pulito, è minuto e quindi ha un baricentro basso che lo aiuta a ruotare veloce e compiere anche una serie di evoluzioni leggendarie (tra cui il 900, ovvero due giri e mezzo di rotazione, una mossa di cui il pioniere della tavola a rotelle Tony Hawk conserva meritoriamente il copyright). Brusco è esponente di una nuova generazione di skater che stanno spingendo uno sport giovane a livelli altissimi con evoluzioni imprevedibili. Nel video qui in basso è impegnato nel “big air”, gareggia  – con un polso appena guarito da una frattura – con atleti ben più esperti, e finisce “on the bubble”, come spiega lui stesso a un certo punto.

Gli investitori non devono qualificarsi in nulla, semmai devono decrittare le parole di Janet Yellen, che è già sfida complessa visto l’ermetismo in cui si era chiusa nei mesi scorsi il presidente della Fed in carica dal febbraio 2014. Dopodiché, sarà in base alle indicazioni che la Fed ha voluto fornire che dovranno decidere come investire o disinvestire in vista di una stretta (in prima analisi se cominciare a ritirare capitali dai paesi cosiddetti emergenti che soffrirebbero di un’apprezzamento del dollaro). C’è dunque buona ragione di credere che il sentimento degli asset manager in questi giorni sia simile a quello del giovane Brusco, ma purtroppo per loro il periodo di fibrillazione è destinato a durare più a lungo.

 

[**Video_box_2**]L’edizione dell’inserto del lunedì del Financial Times, dedicato ai mercati finanziari e diretto agli operatori, nel numero del 21 settembre, titola: "L’incertezza è peggio di una stretta”. Seguono le lamentele dei gestori di fondi. Kevin Adams, capo della divisione reddito fisso del fondo britannico Henderson, ritiene la decisione “frustrante” al punto da “minare sensibilmente la credibilità della Fed”. Dice Adams: “Questo significa solo più incertezza, più complessità, e potenzialmente più confusione. Non abbiamo la sensazione di avere ricevuto nessuna indicazione (guidance) decente. Per gli attori del mercato, questo è un colpo”. Anche Kevin O’Nolan, portfolio manager di Fidelity, ritiene la situazione “alquanto frustrante” proprio perché “la Fed non ha alzato i tassi”, come invero la maggioranza degli operatori si aspettava, quindi “l’incertezza rimarrà”. Luca Paolini, capo stratega di Pictet, società svizzera di gestione di asset, ritiene la Fed abbia “un problema di comunicazione”. “Personalmente penso che avrebbe dovuto alzare i tassi già un anno fa. L’incertezza è peggio di una stretta. Un rialzo dei tassi avrebbe significato un decisivo punto di svolta per i mercati amergenti. Ora le preoccupazione per la crescita globale si intensificheranno”. D’altronde l’incertezza è stato il motivo che ha spinto la Fed a ritardare la mossa a ottobre o a dicembre, ma una politica di normalizzazione dopo sette anni di liquidità garantita a costo zero, avrebbe dato un appiglio notevole per capire dove la più importante Banca centrale del pianeta ha intenzione di guidare il mondo. Non è accaduto, per adesso siamo “on the bubble”, potrebbero dire gli investitori.

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