Telefonini venezuelani e deportati italiani

Il manifesto sbanda, tra elogi di Chávez e spropositi anti riforme
Telefonini venezuelani e deportati italiani

Un murales dedicato a Nicolas Maduro a Caracas (foto LaPresse)

Apple e Samsung sono solo un residuo di un capitalismo al collasso, presto saranno spazzate via dai telefonini dell’avvenire di Vtelca. Ce lo spiega il manifesto con due paginate dedicate all’azienda statale venezuelana che produce cellulari secondo il metodo socialista, in “alternativa alla cosiddetta efficienza capitalista”. Eccellenza e qualità della vita dei lavoratori, altro che “metodo Amazon”. Il giornale comunista nel suo reportage racconta di una “fabbrica all’avanguardia nella costruzione di cellulari, che avanza nel futuro con lo sguardo voltato al passato come l’Angelus Novus: l’angelo della storia suggerisce ancora che ‘anche la cuoca può dirigere lo stato’”. E la citazione di Lenin è valida più che mai per il Venezuela: a Palazzo Miraflores in cabina di regia c’è Nicolás Maduro – non sarà un cuoco ma è pur sempre un autista di autobus – che però sta conducendo il paese giù per un dirupo. Il Venezuela è uno stato fallito, con l’inflazione oltre il 100 per cento, deficit in doppia cifra, criminalità e corruzione fuori controllo e soprattutto mancanza di qualsiasi bene di consumo, dal cibo alla carta igienica fino ai medicinali.

 

Con un’economia al collasso, dipendente dal prezzo in caduta libera del petrolio, e con un assurdo sistema di controllo del cambio e dei prezzi è impossibile importare tutto ciò che serve. E non fa eccezione il mercato dei telefonini. Il Venezuela è il posto al mondo dove costa di più un iPhone 6, oltre 42 mila euro. I prezzi proibitivi della concorrenza dovrebbero avvantaggiare i telefonini socialisti e patriottici di Vtelca, brutte copie di modelli vecchi occidentali, ma anche l’azienda statale non riesce a importare i pezzi per assemblare i suoi telefonini per la penuria di dollari. Dal 2012 al 2015 in Venezuela la vendita di telefonini è scesa da 9 a 4,9 milioni e la produzione di Vtelca si è più che dimezzata. Voltando lo sguardo all’indietro, “come l’Angelus Novus”, il reportage del manifesto – lo stesso quotidiano che sempre ieri a pagina due e tre, senza batter ciglio, affiancava storie di “caporalato” in agricoltura e racconti di precari “deportati” dalla Buona scuola renziana che gli offre un posto fisso ma fuori dalla propria regione di residenza – fa venire alla mente quelli della Pravda e l’eccellenza tecnologica dei cellulari Vtelca ricorda quella delle Trabant della Ddr. Apple e Samsung possono stare tranquille, i venezuelani meno.

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