Dinastie di carta

Nei rapporti tra le dinastie aristocratiche della finanza globale, un’increspatura sul velluto del salotto buono è comprensibile. Nulla che non si possa risolvere con una complice stretta di mano tra gentiluomini.
Dinastie di carta

Roma. Nei rapporti tra le dinastie aristocratiche della finanza globale, un’increspatura sul velluto del salotto buono è comprensibile. Nulla che non si possa risolvere con una complice stretta di mano tra gentiluomini, almeno quando la tenzone si manifesta nel placido lago dell’editoria – tornato finalmente effervescente – e non nell’oceano periglioso della geopolitica.

 

Sembrano infatti rientrati i dissapori tra i discendenti della famiglia Rothschild e della famiglia Agnelli, a lungo sodali in operazioni finanziarie transcontinentali. Il sito Politico.eu mercoledì ha dato conto, con dovizia di particolari, di una contesa interna agli azionisti della società editrice del settimanale britannico Economist. Ora si starebbe cercando una soluzione per conservare lo status quo, secondo fonti a conoscenza della situazione.

 

Il precedente annuncio del gruppo Pearson di volere liberare il 50 per cento delle quote della testata, dopo cinquantotto anni di possesso, aveva motivato reciproci sospetti tra i soci di vecchia data del prestigioso magazine, che ha una circolazione di 1,6 milioni di copie nel mondo e fornisce altri esclusivi servizi d’informazione. Tra i soci rilevanti ci sono i magnati dell’industria dolciaria Cadbury e Bruno Schroder, pronipote di John Henry Schroder, cofondatore del colosso di servizi finanziari Schroders. Il timore che qualcuno potesse comprare le azioni senza padrone e così riuscire a esercitare un’influenza dominante sulla linea editoriale – comunque difesa da una governance complessa e volutamente bizantina – ha motivato qualche fibrillazione. Soprattutto perché il colosso Pearson, intenzionato a concentrarsi sul business della didattica, aveva appena ceduto il Financial Times ai giapponesi di Nikkei spostando quindi il baricentro del quotidiano prediletto dalla City lontano da Londra.
Nel salotto gli sguardi si sono rivolti verso il new comer italiano John Elkann, 39 anni, nipote di Gianni Agnelli, la cui famiglia controlla il 10,4 per cento della Borsa italiana. Tramite la holding Exor detiene il 4,7 per cento del settimanale e, secondo indiscrezioni, era disponibile a salire. In queste settimane Elkann ha fatto parlare di sé per avere condotto l’acquisto della società di riassicurazione americana PartnerRe.

 

[**Video_box_2**]La discrezione è un tratto distintivo dei discendenti della casata dei Rothschild, fondata dal patriarca Mayer Amschel a inizio Ottocento a Francoforte. La banca d’affari di riferimento è ora distinta dalle altre numerose attività del frammentato parentado. La riservatezza proverbiale pare però essere stata superata dall’esuberante imprenditrice americana Lynn Forester de Rothschild, 61 anni. Rimarcò infatti di ritenersi vestale dell’Economist per conto della famiglia, di cui in realtà è parente acquisita (“la nostra famiglia resterà azionista per tutto il tempo che sarò viva”). Lady de Rothschild custodisce la quota più consistente del settimanale (20 per cento) nella holding che possiede con il marito Evelyn Robert, già presidente dell’Economist (1972-1989). Per la loro unione fu galeotto il meeting del gruppo Bilderberg in Scozia del 1998. A quanto pare nella lista degli invitati c’era pure Cupido, ma a presentarli fu Henry Kissinger in persona. Peraltro, l’amicizia con l’ex segretario di stato americano non è un vanto solo per la casata britannica ma anche per la dinastia torinese, vista l’intesa cordiale tra Kissinger e l’Avvocato Agnelli. Nel salotto nobile le spade resteranno appese al muro, per ora.

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