Il lato nero dei politici locali arancioni

Altro che continua esaltazione della "società civile" al potere. Da De Magistris a Crocetta, passando per Marino, ecco perché le autorità politiche meridionali – e non più soltanto lo stato centrale – sono da considerare responsabili del divario del mezzogiorno sia economico sia civile.
Il lato nero dei politici locali arancioni

Elezioni Comunali 2011 - festeggiamenti vittoria De Magistris a Napoli (LaPresse)

Roma. "Dateci la Troika in Sicilia e a Roma" scriveva il Foglio il 24 luglio. Il rapporto Svimez – l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno – certifica nero su bianco questa realtà. Dal 2008 al 2014 il Sud d'Italia ha visto crollare il pil del 13 per cento, la metà della Grecia (25,8), un terzo della media euro. Nel frattempo il resto d'Italia ha perso il 7,4 e la zavorra meridionale vale, per tutti noi, un calo del prodotto lordo del'8,7 per cento. Che si confronta con lo 0,7 recuperato dall'Unione europea, con il più 5 della Germania, il 2,4 della Spagna, il meno 5 della Francia.

 

Ma neppure quando le vacche erano relativamente grasse il meridione è riuscito a ottenere risultati decenti: dal 2000 al 2013 la crescita è stata di 13 punti, ancora la metà, ma all'inverso, di quanto guadagnava la Grecia, un terzo dell'area euro. Il treno sembra perso anche verso altre aree deboli dell'Europa – l'Est, la penisola iberica – con un ritardo di ben 25 punti. E poiché la macroeconomia non è tutto, ecco indicatori della realtà quotidiana: la natalità nel mezzogiorno è al livello più basso dall'Unità d'Italia, i consumi delle famiglie calano del 13 per cento, gli investimenti industriali addirittura del 59. Perfino l'agricoltura perde oltre sei punti. Tra le regioni il rapporto segnala la Sicilia con il 41,8 per cento dei cittadini a rischio povertà, la Campania con il 32 per cento dei fondi europei inutilizzati ed ormai a scadenza, la Puglia con investimenti pari a zero da cinque anni. E si potrebbe continuare con i debiti sanitari, tutti a livelli record.

 

Eppure per che cosa si discute riguardo alla Sicilia, alla Puglia, alla Campania, e aggiungiamoci anche Roma e il Lazio che pur ubicate poco più su si avvicinano pericolosamente al sud? Per le intercettazioni fantasma di Rosario Crocetta, per le indagini giudiziarie a carico dell'ex governatore pugliese Nichi Vendola, per la legge Severino applicata e disapplicata a Vincenzo De Luca e Luigi de Magistris, tra girandole di ricorsi al Tar e al Consiglio di stato. E naturalmente per Mafia Capitale. Il che dà modo ai diretti (dis)interessati di blindarsi dietro le loro ragioni giudiziarie e formali, che spesso sono pure fondate.

 

[**Video_box_2**]Se si lasciassero perdere le intercettazioni su Crocetta e sulla giunta capitolina, se non si ritrasmettesse all'infinito il video di Carminati sulla Smart, se non si valutasse la giunta ex Vendola per improbabili telefoniche raccomandazioni e altrettanto bislacchi tabulati sull'Ilva di Taranto, se insomma si gettasse, questo sì nella monnezza, tutto il delirio intercettatorio e manettaro, con le sentenze che inevitabilmente si smentiscono l'una con l'altra e i prefetti che si arrampicano sugli specchi, se la si piantasse di moraleggiare con il moralismo d'accatto, allora si potrebbe guardare in faccia la realtà vera: che è il definitivo fallimento amministrativo ed economico di una classe dirigente che ha avuto come unica bussola il benecomunismo e il popolo arancione, l'antimafia professionale e il boldrinismo prêt-à-porter, l'inefficienza al quadrato, l'assistenzialismo al cubo, il tutto sempre politicamente trasversale.

 

La maggiore realtà produttiva che rimane al sud, la Fiat Chrysler, regge a Melfi (Basilicata) e Pomigliano (Campania) quasi attestandosi in compound, con le regole produttive e sindacali importate da Detroit. Se aspettava i "governatori" – altro che quelli veri del Michigan o del Delaware – e si regolava su qualche lenzuolata e sui talk show di Maurizio Landini, sarebbe emigrata da anni. Come del resto si è visto in Sicilia dove la formidabile amministrazione regionale, forte dei suoi superstipendi e superpensioni, non è ancora riuscita a trovare investimenti per l'impianto di Termini Imerese che Marchionne ha ceduto gratis. Però processiamo eticamente e mediaticamente Crocetta per le telefonate, e Ignazio Marino per gli altrettanto improbabili mafiosi da distributore di Corso Francia e da ristorante con veranda a viale Parioli.

 

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